Da giorni la capitale svedese si trova in emergenza per il crescente moto di protesta che ha coinvolto giovani, immigrati e forze dell'ordine. Sono decine le automobili bruciate e le proprietà danneggiate.
La causa principale che ha scatenato la rivolta sembra essere l'uccisione da parte della polizia di un sessantanovenne armato di machete nel sobborgo di Husby.
Husby è un quartiere povero di Stoccolma, caratterizzato da un elevato tasso di immigrazione e abitato in prevalenza da turchi e somali.
Da domenica scorsa, qualche giorno dopo l'uccisione dell'uomo, la città è stata messa a ferro e fuoco da questa ondata di delinquenza e inciviltà, contro la quale la polizia è stata costretta a rispondere in modo duro.
Nei confronti delle forze dell'ordine è stata mossa allora la critica di brutalità e razzismo.
Molti, guardando i fatti che stanno accadendo nel paese, sostengono che questa sia la normale conseguenza di un sistema di welfare state ormai in crisi a causa dell'invecchiamento della popolazione, le ondate migratorie e un meccanismo di sussidi ormai insostenibile.
Ad avvalorare questa tesi c'è chi afferma che gli immigrati formino ad oggi il 15% della popolazione svedese e che il 30% dei giovani residenti nei sobborghi non lavora e non studia.
I sobborghi poveri di Stoccolma sarebbero quindi in una condizione gravissima, completamente separati dal centro della città e soggetti a maggiore segregazione.
D'altro canto, però, il portavoce della polizia, Kjell Lindgrean, ha riferito ai media locali che i rivoltosi non sono un gruppo ben definibile, bensi si tratterebbe di un insieme eterogeneo di soggetti (giovanissimi, trentenni, stranieri, svedesi) che sta prendendo al balzo l'occasione per compiere atti di inciviltà e vandalismo.
La mia opinione, per quel che può contare, è che la verità sta nel mezzo: è senza dubbio vero che la Svezia in generale, e Stoccolma in particolare, fa dell'accoglienza, dell'integrazione, dell'efficienza del welfare state, dei servizi il proprio punto di forza. Circa un mese fa ho avuto la fortuna di visitare Stoccolma ed ho potuto toccare con mano lo stato di benessere dei cittadini e l'efficienza delle strutture svedesi.
E' allo stesso modo certo, però, che una parte degli immigrati, specialmente coloro che abitano nei sobborghi poveri, si trovino in una situazione disagiata e difficile, dovuta al fatto di trovarsi in un paese straniero, costretti a confrontarsi con una lingua che non è la loro, e con una grave e perdurante situazione economica a livello europeo (e quindi anche svedese, seppur meno grave che in altre realtà del vecchio continente).
In questi giorni ho sentito molto dibattere sulla posizione da prendere nei confronti dell'immigrazione e dell'integrazione. Anche in questo caso, spesso, sento estremizzazioni: c'è chi ritiene giusto aprire i confini di Stato a tutti, senza limiti né regole. C'è invece chi, al contrario, opterebbe volentieri per bloccare il flusso in ingresso di persone provenienti da Asia e Africa.
Credo che il fenomeno immigrazione sia oggi, e sarà domani, un punto centrale delle politiche e dell'azione dei governi nazionali e internazionali. Se è troppo facile sostenere che molti dei problemi che segnano la vita dei nostri paesi sono dovuti agli immigrati, è altrettanto sbagliato e soprattutto controproducente non mettere barriere, limiti e codici di comportamento all'ingresso di queste minoranze nei nostri confini. Per alcuni stranieri che commettono reati nei nostri paesi, infatti, ce ne sono moltissimi che lavorano, studiano e cercano di integrarsi; e questi ultimi devono godere della possibilità di venire, vivere e crescere nel nostro paese.
La vera sfida dell'Europa nel prossimo futuro ritengo sarà non tanto combattere la crisi economico-finanziaria quanto riuscire a gestire il problema di minoranze (in crescita) non integrate senza sfociare in guerre civili. Si stanno mescolando culture, costumi, religioni, aspettative e bisogni troppo diversi tra loro, senza creare le giuste condizioni perché questo possa avvenire senza scontri e insofferenza.
L'integrazione è un processo molto lungo e difficile che ha inizio soltanto nel momento in cui l'accettazione dei propri doveri è un passo avanti rispetto alla pretesa dei propri diritti.
mercoledì 22 maggio 2013
Stoccolma sotto shock
Etichette:
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Ubicazione:
Stoccolma, Svezia
domenica 21 aprile 2013
Napolitano II
Per la prima volta nella storia della Repubblica Italiana un presidente è stato rieletto. Giorgio Napolitano, all'età di 87 anni, è stato rieletto al Colle con 738 voti.
Sono stati giorni convulsi quelli che hanno preceduto l'elezione del Capo dello Stato; la politica italiana si è trovata di fronte all'incapacità di nominare un volto nuovo che mettesse tutti d'accordo; l'Italia intera si è resa conto che la classe politica sempre meno rispecchia il volere del popolo e sempre più è espressione di una casta interessata solamente a mantenere la poltrona su cui siede.
Il primo nome fatto, proposto dal Partito Democratico, è stato quello di Franco Marini, frutto di un accordo tra lo stesso Pd e il Popolo della Libertà. Ma niente, le divisioni all'interno del Parlamento non hanno permesso la sua elezione.
Cosi Pd e Pdl hanno trovato in Giorgio Napolitano la figura che permetteva di risolvere la situazione di stallo; una situazione di stallo che ancora una volta dimostra quanto sia difficile in Italia prendersi le proprie responsabilità, voltare pagina, cambiare e rinnovarsi.
Napolitano si è cosi trovato "costretto" ad accettare l'incarico e farsi carico del difficile compito di formare velocemente un governo in grado di adempiere ai suoi doveri e portare il Paese fuori dalla crisi. Vedremo cosa deciderà di fare il Capo dello Stato, a chi affidare il governo, quali attori politici (o non politici) coinvolgere. La strada più probabile sembra quella di un governo di larghe intese anche se rimane aperta la spinosa questione di un Partito Democratico diviso all'interno e senza un certo futuro.
Sono stati giorni convulsi quelli che hanno preceduto l'elezione del Capo dello Stato; la politica italiana si è trovata di fronte all'incapacità di nominare un volto nuovo che mettesse tutti d'accordo; l'Italia intera si è resa conto che la classe politica sempre meno rispecchia il volere del popolo e sempre più è espressione di una casta interessata solamente a mantenere la poltrona su cui siede.
Il primo nome fatto, proposto dal Partito Democratico, è stato quello di Franco Marini, frutto di un accordo tra lo stesso Pd e il Popolo della Libertà. Ma niente, le divisioni all'interno del Parlamento non hanno permesso la sua elezione.
Il giorno dopo è stato il turno di Romano Prodi, mentre il Movimento5Stelle appoggiava la candidatura del giurista Stefano Rodotà (nome uscito dalle Quirinarie fatte sul sito del movimento di Grillo). Prodi sembrava essere il nome giusto per poter unire un partito spaccato, il Pd, e poter superare finalmente l'impasse politica che da troppo tempo non ci permette di affrontare i gravi temi che attanagliano i cittadini. Cosi però non è stato. In sede di votazione, una parte del Partito Democratico (101 franchi tiratori) hanno voltato le spalle e votato diversamente, portando cosi alle dimissioni dell'intera segreteria del partito.
Napolitano si è cosi trovato "costretto" ad accettare l'incarico e farsi carico del difficile compito di formare velocemente un governo in grado di adempiere ai suoi doveri e portare il Paese fuori dalla crisi. Vedremo cosa deciderà di fare il Capo dello Stato, a chi affidare il governo, quali attori politici (o non politici) coinvolgere. La strada più probabile sembra quella di un governo di larghe intese anche se rimane aperta la spinosa questione di un Partito Democratico diviso all'interno e senza un certo futuro.
martedì 16 aprile 2013
Elezioni politiche...50 giorni dopo
Quelle passate si erano presentate agli italiani come le elezioni dell'urgenza: urgenza di cambiare e agire velocemente per il bene del Paese.
I numeri purtroppo non davano la maggioranza assoluta a nessun partito ma si poteva e si doveva comportarsi in modo diverso. Da 50 giorni (ripeto di proposito i giorni per sottolineare la gravità) i cittadini aspettano che nasca un nuovo governo che ridia speranza e forza ad un popolo che oramai ha smarrito la strada per la felicità e il benessere.
A questo punto, credo, alla gente importi poco se il governo lo formano Bersani e M5S, oppure Bersani e Berlusconi o altri soggetti politici; il punto essenziale è che l'Italia abbia un governo, un buon governo, che prenda dei provvedimenti su questioni importanti e che dia una svolta a questa situazione che da troppo perdura.
I voti degli italiani hanno dato vita ad una situazione di stallo in cui c'era bisogno di sedersi ad un tavolo tra due o più parti (ad esempio Pd e M5S) per trovare dei punti di contatto, delle questioni sulle quali si potesse andare d'accordo in modo da formare il governo. Il movimento di grillo però non era disposto a dare la fiducia al buio a nessun governo; d'altro canto Bersani è rimasto fermo sulle sue posizioni.
Forse Bersani doveva agire in modo differente? Forse avrebbe dovuto lasciare il posto a qualcun altro dopo i rifiuti e gli sberleffi dei grillini? Forse dovrebbe cercare un accordo con il Pdl? Forse il M5S, alla luce del successo elettorale avuto, dovrebbe farsi carico di più responsabilità? Questo io non so dirlo ma il risultato dell'incapacità della classe politica di fare il bene dell'Italia è davanti agli occhi di tutti. Nessuno è capace (e volenteroso) di mettere da parte il proprio orgoglio, lasciare la poltrona sulla quale da anni sta ammuffendo, e pensare alla povera gente che fuori da Montecitorio soffre, aspetta risposte e fatti concreti.
Tra qualche giorno ci sarà l'elezione del Presidente della Repubblica e speriamo che poi qualcosa si muova in tal senso. Intanto, ciò che possiamo dire, è che per certi versi abbiamo perso tutti.
Sono passati oramai 50 giorni dallo scrutinio e ancora tracce di un governo all'orizzonte non ce ne sono.
I voti degli italiani hanno dato vita ad una situazione di stallo in cui c'era bisogno di sedersi ad un tavolo tra due o più parti (ad esempio Pd e M5S) per trovare dei punti di contatto, delle questioni sulle quali si potesse andare d'accordo in modo da formare il governo. Il movimento di grillo però non era disposto a dare la fiducia al buio a nessun governo; d'altro canto Bersani è rimasto fermo sulle sue posizioni.
Forse Bersani doveva agire in modo differente? Forse avrebbe dovuto lasciare il posto a qualcun altro dopo i rifiuti e gli sberleffi dei grillini? Forse dovrebbe cercare un accordo con il Pdl? Forse il M5S, alla luce del successo elettorale avuto, dovrebbe farsi carico di più responsabilità? Questo io non so dirlo ma il risultato dell'incapacità della classe politica di fare il bene dell'Italia è davanti agli occhi di tutti. Nessuno è capace (e volenteroso) di mettere da parte il proprio orgoglio, lasciare la poltrona sulla quale da anni sta ammuffendo, e pensare alla povera gente che fuori da Montecitorio soffre, aspetta risposte e fatti concreti.
Tra qualche giorno ci sarà l'elezione del Presidente della Repubblica e speriamo che poi qualcosa si muova in tal senso. Intanto, ciò che possiamo dire, è che per certi versi abbiamo perso tutti.
lunedì 18 febbraio 2013
A pochi giorni dalle elezioni e il malcontento del Paese
Tangentopoli, la crisi dei partiti, la fine della prima Repubblica ci hanno fatto disinnamorare della politica e dei rappresentanti dello Stato. Oggi più che mai l'Italia si trova di fronte ad un bivio simile a quello dei primi anni '90, costretta tra l'esigenza di cambiare e l'impossibilità di dare fiducia a soggetti politici che da vent'anni continuano a deluderci e prenderci in giro.
Non v'è dubbio occorra una grande volontà per credere (ancora) alle parole di cambiamento, alle proposte e agli slogan dei più vari attori di una politica, anno dopo anno, sempre più malata.
In molti, io per primo, credevano e speravano che la fine del governo tecnico presieduto da Mario Monti avrebbe portato qualcosa di nuovo, qualcosa di buono in questo paese ormai dilaniato dalla crisi, dalle tasse, dalla disoccupazione (giovanile e non). Invece ci siamo trovati di fronte alla solita campagna elettorale acchiappa-voto fatta soltanto di battute ad effetto, trovate propagandistiche, tentativi di sottrarre credibilità agli avversari, senza renderci conto che tutto questo non faceva altro che togliere credibilità alla politica, alle istituzioni dello Stato; senza renderci conto che tutto questo non faceva altro che togliere speranza alle persone (oltre che pazienza).
Rabbrividisco, e come me spero molti elettori italiani, di fronte all'incapacità della "casta" di parlare di problemi concreti, di andare al di là delle banalità, di proporre soluzioni reali e rapide.
Mi stupisco (e in fondo non capisco perché lo continuo a fare) che i soliti personaggi, da Berlusconi a Bersani passando per Brunetta e D'Alema, riescano a catturare migliaia di voti, riescano a prendere per il naso buona parte dell'Italia dopo anni e anni di immobilismo e fannullonismo.
Questi ultimi vent'anni (alcuni li chiamano berlusconismo, ma io non voglio far distinzione tra destra e sinistra, almeno in questo pezzo) ci lasciano un'eredità pesante, pesantissima: Ci lasciano debiti, crisi di lavoro, sfottò da parte degli altri paesi, incapacità di stare in un'Europa che ogni giorno ci chiede di riparare al debito pubblico, mettendoci quindi su di un piano inferiore rispetto a paesi quali Germania e Francia per esempio, esodati, processi mai chiusi, bunga bunga ecc..
Questi vent'anni ricadono anche sui giovani (ahimé sulla mia generazione) e su quella dei nostri figli se non capiamo (ma soprattutto la classe politica) che è arrivato il momento di interrompere questo trend, di cambiare la rotta...questa volta per davvero.
Un tempo il paese era spaccato in due: c'erà il centro-nord più ricco e il centro-sud che stentava perché lasciato da solo a combattere contro Mafia, Camorra e problemi strutturali; oggi la situazione è cambiata: il paese è sempre diviso in due ma la divisione non è più territoriale; la separazione di oggi si ha tra politici e cittadini. Il popolo italiano tutto si è impoverito, al sud come al nord. Non è più accettabile vedere persone distrutte nella loro dignità dalla mancanza di lavoro, dalle tasse, dagli stenti mentre un'altra Italia (quella dei politici appunto) continua a fare la bella vita tra vitalizi, auto blu, privilegi, stipendi altissimi e pensioni con chissà quanti zero.
Siamo oramai (e per fortuna) giunti a pochi giorni dalle elezioni politiche, vedremo chi la spunterà e soprattutto come la spunterà (importante perché l'ultima cosa di cui abbiamo bisogno è trovarci in un impasse politica). Non mi meraviglierei se alla fine di questa grande buffonata chiamata campagna elettorale ci fosse un risultato sorprendente del M5S di Beppe Grillo, forse l'unico in grado di incarnare il malcontento generalizzato tra gli italiani.
D'altro canto, non mi sorprenderei neanche di vedere grandi risultati da parte di altri schieramenti politici dati da tempo per morti e privi di una qualsiasi presentabilità; da vent'anni c'è qualcuno che li vota e forse quel qualcuno ci cadrà...ancora una volta.
Non v'è dubbio occorra una grande volontà per credere (ancora) alle parole di cambiamento, alle proposte e agli slogan dei più vari attori di una politica, anno dopo anno, sempre più malata.
In molti, io per primo, credevano e speravano che la fine del governo tecnico presieduto da Mario Monti avrebbe portato qualcosa di nuovo, qualcosa di buono in questo paese ormai dilaniato dalla crisi, dalle tasse, dalla disoccupazione (giovanile e non). Invece ci siamo trovati di fronte alla solita campagna elettorale acchiappa-voto fatta soltanto di battute ad effetto, trovate propagandistiche, tentativi di sottrarre credibilità agli avversari, senza renderci conto che tutto questo non faceva altro che togliere credibilità alla politica, alle istituzioni dello Stato; senza renderci conto che tutto questo non faceva altro che togliere speranza alle persone (oltre che pazienza).
Rabbrividisco, e come me spero molti elettori italiani, di fronte all'incapacità della "casta" di parlare di problemi concreti, di andare al di là delle banalità, di proporre soluzioni reali e rapide.
Mi stupisco (e in fondo non capisco perché lo continuo a fare) che i soliti personaggi, da Berlusconi a Bersani passando per Brunetta e D'Alema, riescano a catturare migliaia di voti, riescano a prendere per il naso buona parte dell'Italia dopo anni e anni di immobilismo e fannullonismo.
Questi ultimi vent'anni (alcuni li chiamano berlusconismo, ma io non voglio far distinzione tra destra e sinistra, almeno in questo pezzo) ci lasciano un'eredità pesante, pesantissima: Ci lasciano debiti, crisi di lavoro, sfottò da parte degli altri paesi, incapacità di stare in un'Europa che ogni giorno ci chiede di riparare al debito pubblico, mettendoci quindi su di un piano inferiore rispetto a paesi quali Germania e Francia per esempio, esodati, processi mai chiusi, bunga bunga ecc..
Questi vent'anni ricadono anche sui giovani (ahimé sulla mia generazione) e su quella dei nostri figli se non capiamo (ma soprattutto la classe politica) che è arrivato il momento di interrompere questo trend, di cambiare la rotta...questa volta per davvero.
Un tempo il paese era spaccato in due: c'erà il centro-nord più ricco e il centro-sud che stentava perché lasciato da solo a combattere contro Mafia, Camorra e problemi strutturali; oggi la situazione è cambiata: il paese è sempre diviso in due ma la divisione non è più territoriale; la separazione di oggi si ha tra politici e cittadini. Il popolo italiano tutto si è impoverito, al sud come al nord. Non è più accettabile vedere persone distrutte nella loro dignità dalla mancanza di lavoro, dalle tasse, dagli stenti mentre un'altra Italia (quella dei politici appunto) continua a fare la bella vita tra vitalizi, auto blu, privilegi, stipendi altissimi e pensioni con chissà quanti zero.
Siamo oramai (e per fortuna) giunti a pochi giorni dalle elezioni politiche, vedremo chi la spunterà e soprattutto come la spunterà (importante perché l'ultima cosa di cui abbiamo bisogno è trovarci in un impasse politica). Non mi meraviglierei se alla fine di questa grande buffonata chiamata campagna elettorale ci fosse un risultato sorprendente del M5S di Beppe Grillo, forse l'unico in grado di incarnare il malcontento generalizzato tra gli italiani.
D'altro canto, non mi sorprenderei neanche di vedere grandi risultati da parte di altri schieramenti politici dati da tempo per morti e privi di una qualsiasi presentabilità; da vent'anni c'è qualcuno che li vota e forse quel qualcuno ci cadrà...ancora una volta.
martedì 30 ottobre 2012
La catastrofe Sandy
Ogni anno, da sempre, l'America è costretta ad affrontare il problema uragano. Quest'anno l'uragano che si è abbattuto sugli Stati Uniti, in particolar modo su New York, si chiama Sandy ed ha fatto moltissimi danni.
Sono 17 le vittime dell'evento atmosferico; si stimano danni tra i dieci e i venti miliardi di dollari, di cui solo la metà sono assicurati; Wall Street è stata chiusa, per la prima volta per cause naturali dopo il 1888; i tunnel delle metropolitane sono stati inondati e milioni di americani sono rimasti al buio.
Green Peace, intanto, lancia l'allarme sottolineando come questo evento estremo sia stato causato, o comunque rafforzato, dai cambiamenti climatici. A settembre la temperatura dell'oceano al largo delle coste del medio Atlantico era di 1,3 gradi superiore alla media; questo ha fatto si che Sandy si potesse nutrire di molta più energia, scatenandosi sull'America con effetti più dirompenti.
Ciò che più preoccupa gli esperti è che questo tipo di fenomeni sono destinati a moltiplicarsi e a colpire zone del pianeta tradizionalmente estranee a queste calamità naturali.
Proprio per questo, e non solo, è necessario un cambiamento drastico sul modo in cui produciamo e consumiamo energia. Speriamo che, prima o poi, i leader mondiali se ne rendano conto e facciano qualcosa di concreto in merito.
La "grande mela" rischia di bloccarsi per alcuni giorni e intanto il Presidente Barack Obama ha dichiarato lo stato di catastrofe, rendendo cosi disponibili i fondi federali per le persone colpite nelle contee di Bronx, Kings, Nassau, New York, Richmond, Suffolk e Queens.
Inoltre è stata chiusa a scopo precauzionale la centrale nucleare di Hancocks Bridge, in New Jersey, ...insomma uno stato di estrema emergenza di fronte al quale l'America, e il popolo americano, speriamo possa riprendersi il più velocemente possibile.Green Peace, intanto, lancia l'allarme sottolineando come questo evento estremo sia stato causato, o comunque rafforzato, dai cambiamenti climatici. A settembre la temperatura dell'oceano al largo delle coste del medio Atlantico era di 1,3 gradi superiore alla media; questo ha fatto si che Sandy si potesse nutrire di molta più energia, scatenandosi sull'America con effetti più dirompenti.
Ciò che più preoccupa gli esperti è che questo tipo di fenomeni sono destinati a moltiplicarsi e a colpire zone del pianeta tradizionalmente estranee a queste calamità naturali.
Proprio per questo, e non solo, è necessario un cambiamento drastico sul modo in cui produciamo e consumiamo energia. Speriamo che, prima o poi, i leader mondiali se ne rendano conto e facciano qualcosa di concreto in merito.
Ubicazione:
New York, Stati Uniti d'America
lunedì 20 agosto 2012
Dopo Bangkok, Firenze la più amata al mondo
La rivista Travel&Leisure si occupa si stilare ogni anno la classifica delle città più amate dai turisti. La rivista in questione viene considerata una vera e propria bibbia del viaggiatore.
A votare la città di Dante sono stati i lettori della rivista attraverso un questionario che prendeva in considerazione cultura, cibo e ristoranti, opere artistiche, prezzi e cordialità delle persone.
Questo importante riconoscimento per Firenze deve rappresentare un punto di partenza e assolutamente non di arrivo...quindi vietato adagiarsi sugli allori, il lavoro da compiere è ancora moltissimo.
Quest'anno, come lo scorso anno del resto, è Bangkok a classificarsi prima, seguita a ruota dal capoluogo fiorentino e dalla città eterna.
Quarta classificata è New York, mentre Parigi è solamente decima.
Tra le isole, invece, la più amata risulta Santorini.Questo importante riconoscimento per Firenze deve rappresentare un punto di partenza e assolutamente non di arrivo...quindi vietato adagiarsi sugli allori, il lavoro da compiere è ancora moltissimo.
mercoledì 6 giugno 2012
Emma Bonino for President?
Il prossimo anno scade il mandato di Giorgio Napolitano e a questo proposito poniamo una domanda:
Cosa ne pensate di Emma Bonino alla Presidenza della Repubblica?
Potrebbe arginare la sfiducia nella politica che negli ultimi tempi attanaglia gli italiani?
Potrebbe ridare serietà ed affidabilità ad un'intera categoria?
Emma Bonino, laureata in Lingue e letterature moderne all'Università Bocconi di Milano, entra in politica nel 1975; L'anno successivo viene eletta alla Camera assieme al collega Marco Pannella. Dal 1976 la ministra "passa" dal parlamento Europeo, promuove diverse campagne e appelli, partecipa a moltissime manifestazioni. Nel 1995 viene eletta Commissario europeo grazie all'appoggio del primo governo Berlusconi.
Alle elezioni del 2006 si presenta con la lista della Rosa nel pugno, partito nato dall'unione di Radicali Italiani e Socialisti democratici Italiani.
Nel governo Prodi ricopre la carica di Ministro per gli Affari Europei prima, delle Politiche Europee poi e infine quella di Ministro per il Commercio Internazionale.
Nel 2008 viene eletta vicepresidente del Senato della Repubblica.
Emma Bonino ha un curriculum di tutto rispetto, è una persona che ha condotto mille battaglie nella sua vita nel tentativo di sostenere le sue idee, ha un passato "pulito" a differenza di molti altri suoi colleghi.
L'idea di affidare ad una donna la carica di Presidente della Repubblica è affacinante e suggestiva, a maggior ragione se la donna in questione è Emma Bonino, persona di carattere e pugno duro.
La sua elezione potrebbe significare davvero un allontanamento dalla figura dell'uomo politico corrotto e privo di qualunque interesse per le sorti degli italiani...peccato che non tocchi a noi votarla ma ai suoi colleghi della Camera e del Senato.
Cosa ne pensate di Emma Bonino alla Presidenza della Repubblica?
Potrebbe arginare la sfiducia nella politica che negli ultimi tempi attanaglia gli italiani?
Potrebbe ridare serietà ed affidabilità ad un'intera categoria?
| Emma Bonino |
Nel governo Prodi ricopre la carica di Ministro per gli Affari Europei prima, delle Politiche Europee poi e infine quella di Ministro per il Commercio Internazionale.
Nel 2008 viene eletta vicepresidente del Senato della Repubblica.
Emma Bonino ha un curriculum di tutto rispetto, è una persona che ha condotto mille battaglie nella sua vita nel tentativo di sostenere le sue idee, ha un passato "pulito" a differenza di molti altri suoi colleghi.
L'idea di affidare ad una donna la carica di Presidente della Repubblica è affacinante e suggestiva, a maggior ragione se la donna in questione è Emma Bonino, persona di carattere e pugno duro.
La sua elezione potrebbe significare davvero un allontanamento dalla figura dell'uomo politico corrotto e privo di qualunque interesse per le sorti degli italiani...peccato che non tocchi a noi votarla ma ai suoi colleghi della Camera e del Senato.
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