La vicenda Marino non poteva finire diversamente: ha provato a difendere dallo scandalo Mafia Capitale un partito, il Pd, che era - ed è - impelagato fino al collo; si è coperto di ridicolo raccontando frottole a destra e a manca; è riuscito a smentire anche quella che, per la maggior parte delle persone, era la sua unica qualità: l'onestà. La sua credibilità, a soli due anni dalla vittoria elettorale, è scesa in picchiata...e come poteva essere diversamente!?!
Nonostante tutto è legittimo ritenere che qualcosa di buono sia stato fatto a Roma dalla giunta Marino, e sono anche convinto che nel complesso l'ex sindaco sia ancora considerabile una persona onesta. Il punto è che la politica non è per le persone oneste, ma per quelle capaci di farla. Persino nel momento delle dimissioni, ammettendo di avere venti giorni per ritirarle, ha dimostrato l'ambiguità e l'incapacità sottolineate negli ultimi mesi. Mi dispiace, ma la Capitale d'Italia merita ben altro. Non so se tutti questi fatti spianeranno nel breve/medio periodo la strada ai 5Stelle, da una parte spero proprio di no perché su quelle poltrone, e lo dimostra Marino, servono persone capaci, navigate, preparate, serie. Tutte cose che i grillini - a mio parere - non hanno ancora dimostrato di essere. Un nome che probabilmente rischierebbe veramente di sbaragliare la concorrenza è quello del romano Alessandro Di Battista, il quale però ha più volte ribadito il concetto che prima di tutto c'è la coerenza. Il rispetto delle regole è un aspetto del Movimento assolutamente da lodare, ma chi decide qual è il confine tra coerenza ed errore politico? E' preferibile mantenere in modo ferreo una posizione, anche se perdente, oppure acquisire quella elasticità che in tante occasioni avrebbe portato Di Maio e compagni ad avere ben più grande rilevanza politica? Su questo aspetto ruotano i principali dubbi relativi alle capacità politiche del Movimento di Beppe Grillo. E all'orizzonte non sembrano esserci cambiamenti: il rischio è che venga proposto un talentuoso sconosciuto che poche speranze avrà messo a confronto con nomi di spicco di altre formazioni politiche.
Nel centrosinistra, invece, i nomi sono molti: da Gabrielli (già prefetto di Roma) a Giachetti passando per Barca e Gentiloni. Sulla sponda opposta si sta facendo in queste ore il nome della Meloni e di Marchini. Tanti, tantissimi quindi i papabili alla poltrona di sindaco della Capitale d'Italia: vedremo chi riuscirà a convincere un popolo, quello romano, ormai sfiduciato e incazzato per anni e anni di cattiva o mancata amministrazione.
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venerdì 9 ottobre 2015
Le dimissioni di Marino: via al "totonomi" per la poltrona di sindaco, con l'incertezza M5s
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Firenze, Italia
martedì 27 maggio 2014
ELEZIONI EUROPEE: Trionfa Renzi !!
I sondaggi delle ultime settimane avevano illuso gli italiani che il Movimento di Beppe Grillo potesse raggiungere e superare il Partito democratico, cosi non è stato.
Nessuno, in primis Matteo Renzi, si aspettava un risultato cosi positivo, una vittoria cosi schiacciante, un sostegno elettorale cosi ampio.
Le piazze gremite di persone inneggianti il nome di Grillo, le parole rilasciate dai massimi esponenti pentastellati, la sicurezza ostentata portando avanti l'hashtag #VinciamoNoi ci hanno fatto pensare che il sorpasso fosse più che possibile. Forse proprio questo ha impedito al Movimento 5 Stelle di confermare l'ottimo risultato delle politiche 2013. Gli italiani, forse, hanno avuto paura di cosa sarebbe successo nel caso in cui Grillo-Casaleggio si fossero affermati come il primo partito. Il popolo del Bel Paese ha preferito affidarsi alle parole del giovane Presidente del Consiglio, dare fiducia a chi, dopo tanti anni di sole promesse, ha rimesso soldi nelle loro tasche (i famosi 80 euro). Le parole di speranza e di positività hanno trionfato sugli insulti, sulle urla, sulla rabbia, sul disfattismo.
Se possiamo tranquillamente affermare che Renzi è un campione nella comunicazione con la gente, altrettanto sicuri possiamo sottolineare che qualcosa nell'M5s non ha funzionato. Innanzitutto, l'errore più grande è stato quello di caricare di aspettative queste elezioni. Se Grillo si fosse limitato a prospettare una conferma del risultato dello scorso anno, tutto sarebbe stato diverso. Se non altro non si sarebbe esposto agli inevitabili sfottò del giorno dopo.
Poi, l'intervista di Grillo a Porta a Porta non credo abbia sortito l'effetto desiderato dal comico genovese. In quella chiacchierata con Bruno Vespa, Beppe ha dimostrato tutti i suoi limiti e la sua non idoneità alla politica. Si è limitato a dire che avrebbe raggiunto il 51%, senza specificare cosa ne avrebbe fatto ("Voglio il 51%, non mi interessa il dopo.."); ha affermato di voler chiudere l'Expo perché tutti mafiosi (generalizzazione non da poco) senza considerare chi sta lavorando a quel progetto, i rapporti con i paesi esteri e i guadagni che tale opera porteranno in termini di turismo e visibilità; ha dichiarato di voler bloccare la costruzione degli F-35 (in parte anche giustamente), ancora senza considerare le persone che ci stanno lavorando; e potrei continuare...
Infine, la conduzione generale della campagna elettorale, fatta sulla base dell'attacco personale, dell'insulto, della distruzione del sistema esistente, senza presentare uno straccio di proposta credibile né a livello europeo né a livello italiano.
Il motto "tutti a casa" funziona fintantoché si rappresenta un voto di protesta, lo specchio di un malcontento. Nel momento in cui si entra nelle istituzioni e si vuole ingrandire il bacino di elettori fino ad arrivare al governo, si devono mettere in campo idee e credibilità. Cose che il Movimento 5 stelle non possiede o non è riuscito a far trasparire. I 3 milioni di voti persi possono essere frutto di un anno in cui a livello amministrativo l'M5s ha combinato mezzi disastri, mentre a Roma si è limitato a fare opposizione su (quasi) tutto nonostante in Parlamento ci fossero oltre 160 pentastellati.
Adesso, in seguito alle parole di Grillo ("se non vinco lascio la politica"), vedremo se il comico è realmente diverso da quelli che lui stesso attacca ed etichetta come incoerenti. Altrimenti, agli occhi degli italiani sarà visto come tutti gli altri e il suo consenso rischia di ridursi ulteriormente.
Tornando alla strepitosa vittoria di Renzi, quello di ieri è un risultato che lo consegna ai libri di storia: mai un partito di sinistra aveva conquistato tanti elettori. Adesso, però, la strada dell'ex sindaco di Firenze è ugualmente irta e piena di ostacoli. Il suo grande consenso deriva anche dal logoramento dei suoi alleati di governo (Ncd e Sc) che perdono inevitabilmente forza e permettono di fatto la trasformazione dell'esecutivo in un monocolore Pd.
Quindi, se da un lato le elezioni hanno dato legittimazione popolare e forza a Renzi, dall'altra lo indeboliscono perché il triste e inesorabile risultato di Forza Italia rischia di mettere in dubbio l'alleanza stretta pochi mesi fa con Berlusconi sulle riforme da fare (prima su tutte quella elettorale). Vedremo quale dei due effetti avrà la meglio sull'altro.
Da segnalare l'inatteso risultato della Lega Nord: raggiunge il 6,2% e manda 5 eurodeputati a Bruxelles. Una vittoria che è figlia soprattutto del lavoro di Matteo Salvini che, costantemente presente sui media, ha portato avanti la sua idea di uscire dall'euro senza se e senza ma.
Quelli appena passati, però, non sono stati importanti solamente per il nostro paese. Anche nel resto d'Europa si è andati alle urne, registrando alcuni risultati sorprendenti. In Francia Marine Le Pen trionfa toccando il 26% e schiacciando i socialisti di Hollande al di sotto del 14%. Il partito del Presidente in carica è distaccato ben 10 punti dal Front National e potrà mandare soltanto 13 deputati nell'Europarlamento.
Nel Regno Unito dalle urne esce forse il risultato più clamoroso: vince Nigel Farage con il suo partito antieuropeista Ukip.
In Germania la cancelliera Angela Merkel vince ma perde consensi. Schultz fa balzare in avanti i socialisti.
Con l'eliminazione dello sbarramento all'ingresso del parlamento europeo, anche il partito neonazista dell'Npd (1%) avrà un rappresentante a Bruxelles.
In Grecia svetta Alexis Tsipras (europeista critico), lista che anche in Italia ha raccolto consensi.
A sorpresa in Olanda vince il partito xenofobo Pvv di Geert Wilders, contrariamente a quanto previsto dagli exit pool.
In Danimarca l'estrema destra del Danish people party fa il botto: primo partito davanti ai socialdemocratici.
In Ungheria si attestano secondi gli antisemiti di Jobbik
I separatisti di Esquerra Repubblicana si affermano come primo partito in Catalogna.
Una particolarità di queste elezioni è il fatto che ovunque vincono i partiti all'opposizione, tranne in Germania e in Italia.
La domanda che adesso dobbiamo porci è se il boom degli euroscettici porterà ad una grande coalizione tra Ppe (212 seggi su 751) e Pse (185).
Una cosa è certa: la Merkel è sola al comando dell'Europa. Con la sconfitta di Hollande in Francia e dei capi di Spagna e Inghilterra, infatti, sono venute meno le condizioni necessarie per formare un'alleanza in grado di contrastare la politica dell'austerity imposta dalla Germania. Fare sedere qualche deputato euroscettico in più in Parlamento non risolverà granché. Per salvare questa Europa sarebbe stato necessario creare un blocco di paesi abbastanza forti da poter dire la loro e andare contro Angela Merkel. Adesso rimane soltanto l'Italia di Renzi, che non dimentichiamoci è il paese più indebitato tra le grandi nazioni, e quindi impossibilitato a far cambiare rotta all'Europa. C'è da aspettarsi che il dominio tedesco continui indisturbato.
Nessuno, in primis Matteo Renzi, si aspettava un risultato cosi positivo, una vittoria cosi schiacciante, un sostegno elettorale cosi ampio.
Le piazze gremite di persone inneggianti il nome di Grillo, le parole rilasciate dai massimi esponenti pentastellati, la sicurezza ostentata portando avanti l'hashtag #VinciamoNoi ci hanno fatto pensare che il sorpasso fosse più che possibile. Forse proprio questo ha impedito al Movimento 5 Stelle di confermare l'ottimo risultato delle politiche 2013. Gli italiani, forse, hanno avuto paura di cosa sarebbe successo nel caso in cui Grillo-Casaleggio si fossero affermati come il primo partito. Il popolo del Bel Paese ha preferito affidarsi alle parole del giovane Presidente del Consiglio, dare fiducia a chi, dopo tanti anni di sole promesse, ha rimesso soldi nelle loro tasche (i famosi 80 euro). Le parole di speranza e di positività hanno trionfato sugli insulti, sulle urla, sulla rabbia, sul disfattismo.
Se possiamo tranquillamente affermare che Renzi è un campione nella comunicazione con la gente, altrettanto sicuri possiamo sottolineare che qualcosa nell'M5s non ha funzionato. Innanzitutto, l'errore più grande è stato quello di caricare di aspettative queste elezioni. Se Grillo si fosse limitato a prospettare una conferma del risultato dello scorso anno, tutto sarebbe stato diverso. Se non altro non si sarebbe esposto agli inevitabili sfottò del giorno dopo.
Poi, l'intervista di Grillo a Porta a Porta non credo abbia sortito l'effetto desiderato dal comico genovese. In quella chiacchierata con Bruno Vespa, Beppe ha dimostrato tutti i suoi limiti e la sua non idoneità alla politica. Si è limitato a dire che avrebbe raggiunto il 51%, senza specificare cosa ne avrebbe fatto ("Voglio il 51%, non mi interessa il dopo.."); ha affermato di voler chiudere l'Expo perché tutti mafiosi (generalizzazione non da poco) senza considerare chi sta lavorando a quel progetto, i rapporti con i paesi esteri e i guadagni che tale opera porteranno in termini di turismo e visibilità; ha dichiarato di voler bloccare la costruzione degli F-35 (in parte anche giustamente), ancora senza considerare le persone che ci stanno lavorando; e potrei continuare...
Infine, la conduzione generale della campagna elettorale, fatta sulla base dell'attacco personale, dell'insulto, della distruzione del sistema esistente, senza presentare uno straccio di proposta credibile né a livello europeo né a livello italiano.
Il motto "tutti a casa" funziona fintantoché si rappresenta un voto di protesta, lo specchio di un malcontento. Nel momento in cui si entra nelle istituzioni e si vuole ingrandire il bacino di elettori fino ad arrivare al governo, si devono mettere in campo idee e credibilità. Cose che il Movimento 5 stelle non possiede o non è riuscito a far trasparire. I 3 milioni di voti persi possono essere frutto di un anno in cui a livello amministrativo l'M5s ha combinato mezzi disastri, mentre a Roma si è limitato a fare opposizione su (quasi) tutto nonostante in Parlamento ci fossero oltre 160 pentastellati.
Adesso, in seguito alle parole di Grillo ("se non vinco lascio la politica"), vedremo se il comico è realmente diverso da quelli che lui stesso attacca ed etichetta come incoerenti. Altrimenti, agli occhi degli italiani sarà visto come tutti gli altri e il suo consenso rischia di ridursi ulteriormente.
Tornando alla strepitosa vittoria di Renzi, quello di ieri è un risultato che lo consegna ai libri di storia: mai un partito di sinistra aveva conquistato tanti elettori. Adesso, però, la strada dell'ex sindaco di Firenze è ugualmente irta e piena di ostacoli. Il suo grande consenso deriva anche dal logoramento dei suoi alleati di governo (Ncd e Sc) che perdono inevitabilmente forza e permettono di fatto la trasformazione dell'esecutivo in un monocolore Pd.
Quindi, se da un lato le elezioni hanno dato legittimazione popolare e forza a Renzi, dall'altra lo indeboliscono perché il triste e inesorabile risultato di Forza Italia rischia di mettere in dubbio l'alleanza stretta pochi mesi fa con Berlusconi sulle riforme da fare (prima su tutte quella elettorale). Vedremo quale dei due effetti avrà la meglio sull'altro.
Da segnalare l'inatteso risultato della Lega Nord: raggiunge il 6,2% e manda 5 eurodeputati a Bruxelles. Una vittoria che è figlia soprattutto del lavoro di Matteo Salvini che, costantemente presente sui media, ha portato avanti la sua idea di uscire dall'euro senza se e senza ma.
Quelli appena passati, però, non sono stati importanti solamente per il nostro paese. Anche nel resto d'Europa si è andati alle urne, registrando alcuni risultati sorprendenti. In Francia Marine Le Pen trionfa toccando il 26% e schiacciando i socialisti di Hollande al di sotto del 14%. Il partito del Presidente in carica è distaccato ben 10 punti dal Front National e potrà mandare soltanto 13 deputati nell'Europarlamento.
Nel Regno Unito dalle urne esce forse il risultato più clamoroso: vince Nigel Farage con il suo partito antieuropeista Ukip.
In Germania la cancelliera Angela Merkel vince ma perde consensi. Schultz fa balzare in avanti i socialisti.
Con l'eliminazione dello sbarramento all'ingresso del parlamento europeo, anche il partito neonazista dell'Npd (1%) avrà un rappresentante a Bruxelles.
In Grecia svetta Alexis Tsipras (europeista critico), lista che anche in Italia ha raccolto consensi.
A sorpresa in Olanda vince il partito xenofobo Pvv di Geert Wilders, contrariamente a quanto previsto dagli exit pool.
In Danimarca l'estrema destra del Danish people party fa il botto: primo partito davanti ai socialdemocratici.
In Ungheria si attestano secondi gli antisemiti di Jobbik
I separatisti di Esquerra Repubblicana si affermano come primo partito in Catalogna.
Una particolarità di queste elezioni è il fatto che ovunque vincono i partiti all'opposizione, tranne in Germania e in Italia.
La domanda che adesso dobbiamo porci è se il boom degli euroscettici porterà ad una grande coalizione tra Ppe (212 seggi su 751) e Pse (185).
Una cosa è certa: la Merkel è sola al comando dell'Europa. Con la sconfitta di Hollande in Francia e dei capi di Spagna e Inghilterra, infatti, sono venute meno le condizioni necessarie per formare un'alleanza in grado di contrastare la politica dell'austerity imposta dalla Germania. Fare sedere qualche deputato euroscettico in più in Parlamento non risolverà granché. Per salvare questa Europa sarebbe stato necessario creare un blocco di paesi abbastanza forti da poter dire la loro e andare contro Angela Merkel. Adesso rimane soltanto l'Italia di Renzi, che non dimentichiamoci è il paese più indebitato tra le grandi nazioni, e quindi impossibilitato a far cambiare rotta all'Europa. C'è da aspettarsi che il dominio tedesco continui indisturbato.
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lunedì 24 marzo 2014
ELEZIONI IN FRANCIA: successo Le Pen. Vince l'astensionismo
Le elezioni amministrative appena concluse in Francia hanno visto un grande exploit del Front National guidato da Marine Le Pen. Presente in solo 500 circoscrizioni, il partito anti-euro è riuscito a strappare il 7% dei voti e ad affermare i suoi candidati quasi ovunque, da Avignone a Ferbach, da Perpignan a Nimes.
Per un partito che sale c'è una sinistra in calo ovunque, persino a Parigi dove Anne Hidalgo veniva data per grande favorita ma è arrivata seconda, preceduta da Nathalie Kosciusko-Morizet dell'UMP. Domenica prossima, nella capitale francese, ci sarà quindi un ballottagio in rosa.
Il grande vincitore di queste amministrative è stato senza dubbio l'astensionismo. Quasi il 40% dei francesi, infatti, ha scelto di non andare a votare. Altro elemento questo che, assieme alla crescita del Front National, preoccupa molto in vista delle elezioni europee di maggio.
Con un occhio alla corsa all'Eliseo del 2017, si registra un grande successo di Alain Juppé (UMP), riconfermato sindaco di Bordeaux al primo turno con il 60% dei voti.
Jacques Chirac disse di lui: "Il migliore fra tutti noi".
Sarkozy è avvertito..
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| Marine Le Pen (FN) |
Per un partito che sale c'è una sinistra in calo ovunque, persino a Parigi dove Anne Hidalgo veniva data per grande favorita ma è arrivata seconda, preceduta da Nathalie Kosciusko-Morizet dell'UMP. Domenica prossima, nella capitale francese, ci sarà quindi un ballottagio in rosa.
Il grande vincitore di queste amministrative è stato senza dubbio l'astensionismo. Quasi il 40% dei francesi, infatti, ha scelto di non andare a votare. Altro elemento questo che, assieme alla crescita del Front National, preoccupa molto in vista delle elezioni europee di maggio.
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| Alain Juppé (UMP) |
Jacques Chirac disse di lui: "Il migliore fra tutti noi".
Sarkozy è avvertito..
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PRIMARIE PD A FIRENZE: Successo di Dario Nardella
Nessuna sorpresa alle primarie del Pd a Firenze. Dario Nardella vince con l'82% dei voti (circa 9.500 voti).
I due concorrenti del vicesindaco, Alessandro Lo Presti e Iacopo Ghelli, sono stati letteralmente stracciati: solo 7,4% dei voti sono andati al primo e 10,1% al secondo.
Il candidato Sindaco: "Questo è stato solo un allenamento, ora pancia a terra e al lavoro per vincere a maggio". E ancora: "trarrò beneficio dal grande rapporto che mi lega a Matteo Renzi nell'interesse di Firenze e dei Fiorentini".
Da registrare una scarsa affluenza alle urne: soltanto 11.600 fiorentini si sono recati a votare, contro i 37.500 del 2009.
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| Dario Nardella |
Il candidato Sindaco: "Questo è stato solo un allenamento, ora pancia a terra e al lavoro per vincere a maggio". E ancora: "trarrò beneficio dal grande rapporto che mi lega a Matteo Renzi nell'interesse di Firenze e dei Fiorentini".
Da registrare una scarsa affluenza alle urne: soltanto 11.600 fiorentini si sono recati a votare, contro i 37.500 del 2009.
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mercoledì 5 marzo 2014
La (grande) bellezza salverà l'Italia
Sono passati appena due giorni dalla premiazione a Los Angeles de "La grande bellezza" di Paolo Sorrentino. Ieri, milioni di italiani hanno visto il film in tv, commentandolo in modo diametralmente opposto.
Il popolo dei social networks si è nettamente diviso tra coloro i quali ritengono la pellicola di Sorrentino una schifezza e chi, invece, ne elogia la bellezza. Quest'ultimi, però, rientrano nella categoria di quelli che "salgono sul carro del vincitore". Sono i classici tipi che dicono: "ha vinto, è un grande film".
Fatico a scegliere una categoria preferita.
Se abbiamo detto che gli italiani si sono divisi, dobbiamo anche far notare che, per un altro verso, si sono uniti: la maggior parte di loro, infatti, non è riuscito a capire il senso del film. Gran parte degli spettatori ieri sera non è stato in grado di vedere e comprendere il messaggio insito nel racconto che ha come protagonista Jep (Toni Servillo).
La cosa, pensandoci a freddo, non doveva sorprendermi più di tanto.
Svegliarsi stamani, accendere il pc, e leggere i commenti più disparati (da "mi sto per addormentare" a "non capisco che senso abbia" passando per "se questo film è da Oscar, io sono..") mi ha lasciato interdetto. Forse ho troppa stima dei miei contatti facebookiani e twitteriani? forse vederlo al cinema (cosa che io ho fatto, insieme a pochi altri, evidentemente) ti fa arrivare qualcosa che invece la televisione non trasmette?
Scegliete la versione che più vi piace, a me non importa.
Quando ho visto per la prima volta il film ho avuto subito chiaro quale fosse l'intento del regista napoletano, immediatamente ho notato i contrasti, le sottolineature, il senso della pellicola. Mi sembra evidente che sia descritta una società moderna (la nostra) che non apprezza, non valorizza, non protegge quanto di bello possiede e le è stato tramandato.
"La grande bellezza" non vuole far vedere Roma in tutto il suo splendore (come molti pensano). Non vuole parlare DI Roma. Sorrentino vuole parlare A Roma, ma anche A Firenze, A Pompei ecc... vuole parlare all'Italia tutta, suonando un campanello di allarme che purtroppo, la maggior parte di noi, non è in grado di ascoltare e capire. Il film vuole scuotere l'italiano da un torpore ed una mancanza di valori e cultura che stanno portando alla rovina di tutto ciò che di bello il nostro paese possiede.
Forse è vero che per capire un qualcosa occorrono degli "occhiali culturali" in grado di incorniciare il senso, di far arrivare il messaggio. Stamani ho capito che molti nostri connazionali posseggono al massimo occhiali da sole, buoni per andarci al mare, non certo per leggere tra le righe un'opera della complessità de "La grande bellezza".
Probabilmente è troppo ambizioso pensare di poter far capire un progetto simile ad individui che, fino a due giorni fa, vedevano (solo e soltanto) Fantozzi, Boldi o film del tipo "spara tu che sparo anch'io". Il passo è veramente troppo grande.
Spesso sentiamo dire (a ragione) che la politica e i politici ci stanno rovinando. Appare quanto mai evidente (almeno ai miei occhi) che la classe politica degli ultimi anni è la giusta rappresentante di un popolo (il nostro) che è soltanto un lontano (molto lontano) parente di chi ci ha preceduto, contribuendo a fare del nostro paese un Grande Paese.
Penso a Fellini, Visconti, (Vittorio) De Sica, ai padri costituenti, e potrei continuare ancora, e mi chiedo: Cosa abbiamo in comune con loro?
Dispiace perché l'Oscar a Sorrentino, in un paese "normale", sarebbe stato una possibilità enorme di rilancio, una grande occasione per credere nel nostro paese, investire in ciò che sappiamo fare e in ciò che possediamo. Invece, ci limitiamo a sterili critiche o ipocriti elogi senza capire che il tempo passa, Pompei cade a pezzi, Roma è sommersa dai debiti, Venezia dall'acqua alta ecc... ci stiamo perdendo e lo stiamo perdendo (il nostro paese)!
Parafrasando Dostoevskij: La (grande) bellezza salverà l'Italia...se siamo in grado di capirlo.
Il popolo dei social networks si è nettamente diviso tra coloro i quali ritengono la pellicola di Sorrentino una schifezza e chi, invece, ne elogia la bellezza. Quest'ultimi, però, rientrano nella categoria di quelli che "salgono sul carro del vincitore". Sono i classici tipi che dicono: "ha vinto, è un grande film".
Fatico a scegliere una categoria preferita.
Se abbiamo detto che gli italiani si sono divisi, dobbiamo anche far notare che, per un altro verso, si sono uniti: la maggior parte di loro, infatti, non è riuscito a capire il senso del film. Gran parte degli spettatori ieri sera non è stato in grado di vedere e comprendere il messaggio insito nel racconto che ha come protagonista Jep (Toni Servillo).
La cosa, pensandoci a freddo, non doveva sorprendermi più di tanto.
Svegliarsi stamani, accendere il pc, e leggere i commenti più disparati (da "mi sto per addormentare" a "non capisco che senso abbia" passando per "se questo film è da Oscar, io sono..") mi ha lasciato interdetto. Forse ho troppa stima dei miei contatti facebookiani e twitteriani? forse vederlo al cinema (cosa che io ho fatto, insieme a pochi altri, evidentemente) ti fa arrivare qualcosa che invece la televisione non trasmette?
Scegliete la versione che più vi piace, a me non importa.
Quando ho visto per la prima volta il film ho avuto subito chiaro quale fosse l'intento del regista napoletano, immediatamente ho notato i contrasti, le sottolineature, il senso della pellicola. Mi sembra evidente che sia descritta una società moderna (la nostra) che non apprezza, non valorizza, non protegge quanto di bello possiede e le è stato tramandato.
"La grande bellezza" non vuole far vedere Roma in tutto il suo splendore (come molti pensano). Non vuole parlare DI Roma. Sorrentino vuole parlare A Roma, ma anche A Firenze, A Pompei ecc... vuole parlare all'Italia tutta, suonando un campanello di allarme che purtroppo, la maggior parte di noi, non è in grado di ascoltare e capire. Il film vuole scuotere l'italiano da un torpore ed una mancanza di valori e cultura che stanno portando alla rovina di tutto ciò che di bello il nostro paese possiede.
Forse è vero che per capire un qualcosa occorrono degli "occhiali culturali" in grado di incorniciare il senso, di far arrivare il messaggio. Stamani ho capito che molti nostri connazionali posseggono al massimo occhiali da sole, buoni per andarci al mare, non certo per leggere tra le righe un'opera della complessità de "La grande bellezza".
Probabilmente è troppo ambizioso pensare di poter far capire un progetto simile ad individui che, fino a due giorni fa, vedevano (solo e soltanto) Fantozzi, Boldi o film del tipo "spara tu che sparo anch'io". Il passo è veramente troppo grande.
Spesso sentiamo dire (a ragione) che la politica e i politici ci stanno rovinando. Appare quanto mai evidente (almeno ai miei occhi) che la classe politica degli ultimi anni è la giusta rappresentante di un popolo (il nostro) che è soltanto un lontano (molto lontano) parente di chi ci ha preceduto, contribuendo a fare del nostro paese un Grande Paese.
Penso a Fellini, Visconti, (Vittorio) De Sica, ai padri costituenti, e potrei continuare ancora, e mi chiedo: Cosa abbiamo in comune con loro?
Dispiace perché l'Oscar a Sorrentino, in un paese "normale", sarebbe stato una possibilità enorme di rilancio, una grande occasione per credere nel nostro paese, investire in ciò che sappiamo fare e in ciò che possediamo. Invece, ci limitiamo a sterili critiche o ipocriti elogi senza capire che il tempo passa, Pompei cade a pezzi, Roma è sommersa dai debiti, Venezia dall'acqua alta ecc... ci stiamo perdendo e lo stiamo perdendo (il nostro paese)!
Parafrasando Dostoevskij: La (grande) bellezza salverà l'Italia...se siamo in grado di capirlo.
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Il Venezuela un anno dopo Chavez
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| Hugo Chavez |
Il 13 aprile 2013 è stato eletto Nicolas Maduro, con una percentuale molto ridotta (50,78%), segno che il neo presidente non unisce ma divide. Il successore si distingue da Chavez proprio nella (non) capacità di nascondere i problemi del paese e tenere unito il popolo.
![]() |
| Nicolas Maduro |
Le manifestazioni sono nate a Caracas da gruppi di studenti che invocavano una maggiore sicurezza e poi si sono estese a tutto il Venezuela. I capi della rivolta sono essenzialmente due: Leopoldo Lopez e Carlos Vecchio. Nelle ultime settimane si sono registrati già 18 morti e centinaia di feriti a causa della violenta repressione da parte dell'esercito.
Questa situazione viene taciuta dalla stampa di regime. Il presidente Maduro pensa solamente a moltiplicare le feste e spostare il carnevale, sostenendo di sognare Chavez nel cuore della notte e seguire le sue linee guida.
Sabato ci sarà l'ennesima protesta, chiamata "marcia delle pentole vuote", per rimarcare come ormai il popolo non abbia più da mangiare.
Sembra passato un secolo, invece è soltanto un anno che Hugo Chavez non guida più il suo paese. Dopo soltanto 12 mesi, il Venezuela è più diviso che mai e procede spedito verso la bancarotta.
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Caracas, Venezuela
domenica 23 febbraio 2014
Qualche riflessione sul nuovo Governo
Ieri mattina è avvenuto il giuramento
di Matteo Renzi di fronte al presidente della Repubblica Giorgio
Napolitano. Con lui, i 16 ministri designati. Se le novità, in senso
positivo, sono già state elencate nelle pagine precenti, adesso
vorrei analizzare un pò più a fondo questo nuovo esecutivo
sommermandomi su alcuni aspetti in particolare.
Punto primo. Perché non potevamo
continuare con il governo Letta?
La risposta è molto semplice: si era
creato un dualismo tra Letta e Renzi che non poteva andare avanti. E'
normale che chi ha in mano il partito di maggioranza relativa punti
alla premiership. Quel qualcuno in questo momento era Matteo Renzi,
non Enrico Letta. Renzi ha fatto dietrofront sulla decisione di non
andare al governo senza la legittimazione popolare quando ha capito
che Napolitano era fermamente convinto a far durare l'esecutivo Letta
fino al termine della Legislatura. A quel punto l'ex sindaco di
Firenze si è visto "costretto" ad accelerare la sua
scalata al potere.
Personalmente non ho gradito la scelta
di Matteo Renzi. Speravo si mostrasse sensibilmente diverso,
nell'apparenza e soprattutto nei fatti, dai protagonisti dell'ultimo
ventennio italiano. Confidavo in un gesto di coerenza, forza,
solidità. Invece ha ceduto alla possibilità di accorciare i tempi e
soprattutto alla paura che Grillo e Berlusconi, col tempo,
logorassero il suo consenso.
Punto secondo. Cosa è cambiato tra il
governo Letta e Renzi?
![]() |
| Enrico Letta e Matteo Renzi |
La differenza sostanziale sta nel
Premier. Matteo Renzi, a differenza del suo predecessore, ha alle
spalle una più solida maggioranza di partito, più compatta, che gli
permetterà di imporsi con più forza e decisione. Almeno in teoria.
Punto terzo. Governo inesperto?
L'età media del governo Renzi è di
poco più di 47 anni. Un'età bassa se confrontata con i governi che
lo hanno preceduto in passato. Secondo alcuni opinionisti questo
potrebbe essere un fattore negativo perché immediatamente
traducibile in poca esperienza.
Da che mondo è mondo l'esperienza
viene fatta con la pratica, con il lavoro sul campo, e se a questi
ragazzi (che poi proprio ragazzi non sono) non viene data la
possibilità di crescere, impratichirsi e mostrare quel che valgono,
continueremo a presentarci in Europa e nel mondo con le solite facce,
con i soliti fondoschiena che ormai da decenni siedono sulle poltrone
più importanti del nostro paese. Quindi ben venga la giovane età,
perché vuol dire (un pò di) inesperienza ma anche rinnovamento,
cambiamento, svecchiamento. Del resto, non dimentichiamoci che un
certo Barack Obama è divenuto presidente degli Stati Uniti d'America
dopo aver ricoperto (soltanto) il ruolo di Senatore per qualche anno.
Punto quarto. Cosa può far deragliare
Renzi?
Come abbiamo appena detto, Renzi è un
premier che gode, al momento, di un ampio consenso all'interno del
suo partito. La sua forza deriva da questo. Il Pd, però, si è fatto
conoscere nella sua storia, recente e non, come una macchina in grado
di incepparsi dall'interno. Il primo motivo che può far sbandare il
governo Renzi è quindi la crisi del Partito democratico. Una crisi
che porterebbe a mettere in discussione l'ex rottamatore.
Il secondo fattore di pericolo per
Renzi sono le elezioni europee. Quando un leader diventa presidente
del Consiglio senza legittimazione popolare, ha bisogno comunque di
un consenso che legittimi la sua presa di potere (come è successo
precedentemente a D'Alema). L'occasione sono le imminenti elezioni
europee. Se Renzi ricavasse da queste un vasto successo, allora per
lui sarebbe più facile andare avanti e rafforzarsi. Se cosi non
fosse, il pericolo è che Alfano possa essere convinto a far cadere
il governo e tornare sotto la "protezione" di Silvio Berlusconi.
Punto quinto. Andrea Orlando ministro
della Giustizia.
Per giorni è ventilata la voce che Nicola Gratteri sarebbe stato in pole per divenire il ministro della Giustizia del governo Renzi. Cosi non è stato. Al suo posto è stato nominato Andrea Orlando, ministro dell'Ambiente nel precedente governo. Perché?
Per giorni è ventilata la voce che Nicola Gratteri sarebbe stato in pole per divenire il ministro della Giustizia del governo Renzi. Cosi non è stato. Al suo posto è stato nominato Andrea Orlando, ministro dell'Ambiente nel precedente governo. Perché?
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| Andrea Orlando |
Berlusconi, però, non era l'unico
favorevole alla nomina di Orlando. Anche Napolitano pendeva dalla
parte di un pm più "morbido": il presidente della
Repubblica sa perfettamente che Renzi dovrà andare con i piedi
di piombo in tema di giustizia, e con Nicola Gratteri in Via Arenula
sarebbe stato tutto più complicato.
A questo punto non rimane che chiederci
chi è Andrea Orlando. Orlando è il pm che nel 2010 scrisse al
Foglio di Ferrara, indicando un punto di incontro con il
centrodestra. La proposta del neo ministro della Giustizia riguardava
la possibilità di mettere a punto una riforma della giustizia
"condivisa". Inoltre, Orlando si era detto favorevole alla
separazione delle carriere dei magistrati, battaglia da sempre
portata avanti dal centrodestra. Insomma, non certo un personaggio
sgradito al Cavaliere.
Punto sesto. Il ministero
dell'Economia.
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| Pier Carlo Padoan |
Il neo ministro è considerato un
estimatore delle teorie keynesiane, quindi tassazione sugli immobili,
perché non considerata freno per la crescita, e detassazione sul
lavoro. Il problema è che queste teorie sono opposte a quelle
portate avanti dal centrodestra, e quindi è lecito pensare
che ci saranno "scontri" in merito. C'è da chiedersi come
possa questo nuovo governo sopravvivere a lungo se le premesse sono
queste.
Punto settimo. Governo Renzi I o
Napolitano III ?
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| Stretta di mano tra Napolitano e Renzi |
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sabato 22 febbraio 2014
E' nato il governo Renzi
Matteo Renzi ce l'ha fatta. Non è passato dal voto, dall'investitura popolare, ma è riuscito a convincere i suoi e il Presidente Napolitano di essere l'ultima spiaggia per un paese ormai sull'orlo del baratro. Dopo due ore di confronto con il Presidente della Repubblica, Matteo Renzi ha sostenuto oggi il giuramento. Il suo governo è adesso ufficialmente in carica.
Renzi può vantare alcuni primati: innanzitutto, con i suoi 39 anni, diventa il presidente del Consiglio più giovane della Repubblica italiana. Poi, è attualmente il più giovane tra i premier dell'Unione Europea. I ministri del suo governo sono "soltanto" 16, di cui 8 donne. Infine, per la prima volta ci sarà una donna (Roberta Pinotti) alla guida della Difesa.
Entriamo nel dettaglio:
Matteo Renzi sarà premier, con il fidato Graziano Del Rio nelle vesti di sottosegretario alla presidenza del Consiglio. Angelino Alfano (Ncd) lascia il vicepremierato mantenendo però il ministero dell'Interno. Roberta Pinotti (Pd), come già accennato, ricoprirà il ruolo di ministro della Difesa. Federica Guidi al ministero dello Sviluppo economico. Il bersaniano Maurizio Martina ricoprirà il ruolo di ministero delle politiche agricole. Giuliano Poletti, presidente di Legacoop, al ministero del Lavoro. Dario Franceschini (Pd) al ministero della Cultura. Andrea Orlando, ministero della Giustizia. All'economia, l'ex Ocse e ora presidente Istat Pier Carlo Padoan. Federica Mogherini (Pd) prende il posto di Emma Bonino al ministero degli Esteri . Beatrice Lorenzin Ncd), ministero della Salute. Maurizio Lupi (Ncd), ministero delle Infrastutture e dei Trasporti. Gianluca Galletti, ministero dell'Ambiente. La montiana Stefania Giannini al ministero dell'Istruzione e della Ricerca. Maria Elena Boschi (Pd) sostituisce Quagliariello al ministero delle riforme e dei rapporti con il Parlamento. La deputata Pd Marianna Madia, già membro della segreteria, andrà al ministero della Semplificazione. Maria Carmela Lanzetta, ministero degli Affari Regionali.
Rispetto al governo Letta, il nuovo governo presenta soltanto 3 tecnici: Giuliano Poletti , Federica Guidi e Pier Carlo Padoan. Solo il tempo dirà se essere un dato positivo o meno per il paese.
Nel pomeriggio sono arrivate le prime telefonate e testimonianze di stima da parte di molti leader internazionali: dal presidente francese Hollande al premier belga Di Rupo. Anche il presidente statunitense Barack Obama ha contattato telefonicamente Matteo Renzi, congratulandosi con lui e con il nuovo governo.
Indipendentemente da come la si pensi su Matteo, al di là degli orientamenti politici e delle preferenze, credo che tutti dovranno e dovrebbero sostenere questo nuovo governo. Giusto o sbagliato che sia, siamo arrivati ad un punto in cui l'unica possibilità per questo paese di uscire dalle sabbie mobili è unire le forze, remare dalla stessa parte, rimboccarsi le maniche e sperare che quanto di buono visto a Firenze Renzi lo dimostri anche a livello nazionale...sperando che non ripeta quanto di meno buono ha fatto in questi anni.
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| Matteo Renzi |
Entriamo nel dettaglio:
Matteo Renzi sarà premier, con il fidato Graziano Del Rio nelle vesti di sottosegretario alla presidenza del Consiglio. Angelino Alfano (Ncd) lascia il vicepremierato mantenendo però il ministero dell'Interno. Roberta Pinotti (Pd), come già accennato, ricoprirà il ruolo di ministro della Difesa. Federica Guidi al ministero dello Sviluppo economico. Il bersaniano Maurizio Martina ricoprirà il ruolo di ministero delle politiche agricole. Giuliano Poletti, presidente di Legacoop, al ministero del Lavoro. Dario Franceschini (Pd) al ministero della Cultura. Andrea Orlando, ministero della Giustizia. All'economia, l'ex Ocse e ora presidente Istat Pier Carlo Padoan. Federica Mogherini (Pd) prende il posto di Emma Bonino al ministero degli Esteri . Beatrice Lorenzin Ncd), ministero della Salute. Maurizio Lupi (Ncd), ministero delle Infrastutture e dei Trasporti. Gianluca Galletti, ministero dell'Ambiente. La montiana Stefania Giannini al ministero dell'Istruzione e della Ricerca. Maria Elena Boschi (Pd) sostituisce Quagliariello al ministero delle riforme e dei rapporti con il Parlamento. La deputata Pd Marianna Madia, già membro della segreteria, andrà al ministero della Semplificazione. Maria Carmela Lanzetta, ministero degli Affari Regionali.
Rispetto al governo Letta, il nuovo governo presenta soltanto 3 tecnici: Giuliano Poletti , Federica Guidi e Pier Carlo Padoan. Solo il tempo dirà se essere un dato positivo o meno per il paese.
Nel pomeriggio sono arrivate le prime telefonate e testimonianze di stima da parte di molti leader internazionali: dal presidente francese Hollande al premier belga Di Rupo. Anche il presidente statunitense Barack Obama ha contattato telefonicamente Matteo Renzi, congratulandosi con lui e con il nuovo governo.
Indipendentemente da come la si pensi su Matteo, al di là degli orientamenti politici e delle preferenze, credo che tutti dovranno e dovrebbero sostenere questo nuovo governo. Giusto o sbagliato che sia, siamo arrivati ad un punto in cui l'unica possibilità per questo paese di uscire dalle sabbie mobili è unire le forze, remare dalla stessa parte, rimboccarsi le maniche e sperare che quanto di buono visto a Firenze Renzi lo dimostri anche a livello nazionale...sperando che non ripeta quanto di meno buono ha fatto in questi anni.
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domenica 2 febbraio 2014
Una riflessione su Grillo e il M5S
Premetto che la mia non vuole essere in alcun modo una difesa al Pd, a Renzi o a qualunque altra parte politica attualmente o in passato in gioco. In questi giorni ho letto di tutto e di più sui social networks e mi sono sinceramente stancato delle tante sciocchezze del e sul Movimento5Stelle.
I punti su cui dibattere sono davvero molti:
- Iniziamo dal modus operandi Grillino e la legge elettorale.
La politica, fin dai tempi
della Grecia, è fondata sull'accordo, sul compromesso. Grillo (e di
conseguenza i grillini) pensa di poter fare tutto da solo: fonda un
movimento, manda un centinaio di ragazzotti in Parlamento, rifiuta
ogni confronto televisivo (e non) con gli altri partiti politici e
spera di poter cambiare le cose. E' scemo lui o chi ci crede?
Se Grillo
voleva davvero cambiare le cose perché non si è seduto ad un tavolo
con Renzi (o con Bersani a suo tempo) per trovare dei punti di
incontro? Mi direte, non possono esserci punti in comune tra queste
due parti politiche. Non è corretto. Per quanto diversi in ideologia
o programma, ci sono sempre, in presenza di una volontà comune,
delle decisioni che trovano il consenso di tutti. Ci sono alcuni temi
su cui si può e si deve dibattere insieme per il bene del paese.
Questo, Beppe Grillo lo ha evitato accuratamente, sbagliando a mio parere.
Inutile che adesso se ne esca con una legge elettorale tutta sua (del
Movimento). Come può passare in Parlamento dove non ha i numeri
necessari? Tutto questo a mio parere dimostra l'intento di non migliorare le cose ma
soltanto di far credere ad una parte degli italiani che lui è il
bene e tutti gli altri il male.
Molti, ormai da giorni, vanno ripetendo
che la nuova legge elettorale è atta ad escludere i pentastellati. Può essere. Certamente può essere migliorata. Tra i credi politici di Renzi, e chi l'ha seguito nell'esperienza
fiorentina (non per forza votandolo ma anche solo ascoltandolo) lo sa
perfettamente, c'è la ferma convinzione di importare il modello
americano, dove due partiti (Democratici e Repubblicani) si
oppongono. E' un modello veramente importabile nel nostro paese? Questo non lo so. Sta di fatto che oggi il nostro non è un sistema bipolare, bensi almeno tripolare (Pd, FI e M5S). Personalmente sono stanco di vedere decine di
piccolissimi partiti che prendono qualche voto (quindi soldi), alcuni
dei quali finiscono in Parlamento contribuendo a rallentare, ancor di
più, la già immobile macchina politica italiana. Sono favorevole quindi ad
un meccanismo grazie al quale il piccolo partito non può più
giocarsi l'arma del ricatto.
- Sul pessimo show in Parlamento di qualche giorno fa.
Sono completamente in linea con chi ritiene uno schifo i
7,5 miliardi di euro dati alle banche. Su questo non ci piove. Purtroppo non è la prima volta che ci troviamo di fronte a delle "porcate" simili. E temo non sarà l'ultima. Detto
questo, però, credo fortemente che la forma sia sostanza. E'
innammissibile che un'aula del parlamento italiano, luogo deputato a
legiferare e quindi decidere il futuro del nostro paese, si trasformi
in un pollaio. Trovo indecenti le frasi urlate da alcuni parlamentari
grillini alle donne del Pd: "Siete qui perché siete brave a
fare i p.....i !!". Le avrei ritenute inaccettabili anche se
rivolte ad altri espondenti politici, sia chiaro. Credo che nel
momento in cui un parlamentare scade nella violenza e nell'offesa
verbale perda ogni qualifica per far sentire la propria voce ed
opinione; Ritengo che il fine non giustifichi in alcun modo i
mezzi usati. Il comportamento dei pentastellati è assolutamente da
censurare, come lo sono stati altri in passato provenienti da diverse
formazioni politiche. Se si ha difficoltà di controllo del proprio comportamento e del proprio linguaggio, forse sarebbe meglio non entrare in parlamento. In Italia e in pochi altri paesi al mondo è possibile vedere spettacoli cosi tristi in un luogo istituzionale.
- Sulla storia dei condannati.
Ritengo
troppo a buon mercato l'applauso strappato con banalità di fronte alle telecamere. Troppo
facile dire "i condannati in Italia non possono fare i bidelli
ma possono legiferare". Nonostante sia d'accordo sul vietare l'ingresso in Parlamento ai condannati. Lungi da me difendere Berlusconi, chi mi conosce
lo sa, però credo che se si vuol essere paladini della verità e
della correttezza dovremmo anche dire che il Movimento5Stelle ha come
suo leader (e non ditemi che sono i 9 milioni di italiani, è una frottola bella e buona) un signore
che l'8 Aprile 1988 è stato condannato in via definitiva per
omicidio plurimo colposo. Questo signore ha fondato il movimento, lo
dirige dettando regole e influenzando (chi possiede un minimo di
onestà intellettuale lo ammetterà) il comportamento dei "ragazzi"
che sono in Parlamento. Nonostante questo, il buon Grillo chiede (giustamente) un
parlamento pulito. Non vi sembra che quanto sta facendo Berlusconi sia molto simile a quanto fa Grillo? Secondo me si.
- Capitolo Internet.
La Democrazia di
Grillo si fonda sull'uso spasmodico e assoluto di Internet. Lui,
insieme a Casaleggio (di cui parleremo tra un attimo), ritiene che la
rete sia la panacea di tutti i mali, il modo per arrivare ad un
incremento del demos del popolo, la cosiddetta Democrazia diretta.
Vorrei innanzitutto sottolineare
come l'uso del solo Internet escluda tutta una parte di popolazione
che non usa la rete. Inoltre, anche la rete può essere usata in
modo non democratico (vedi la consultazione di alcune settimane fa,
aperta e chiusa da Grillo nel giro di poche ore, facendo votare soltanto una
piccola parte degli iscritti al Movimento).
Infine, vorrei porvi una
domanda: Credete davvero che l'uso di Internet nel modo in cui
lo intendono Grillo e Casaleggio sia positivo per il nostro paese e per la sua politica?
Forse risulterà impopolare ciò che sto per dire, ma la linea del
comico genovese è molto pericolosa: Io difendo la Democrazia, ci
mancherebbe altro, però credo che occorrano dei limiti e delle
regole. Se diamo totale potere decisionale agli italiani il rischio è
che questo paese finisca in un baratro ancor più profondo di quello
in cui si trova al momento. Non dimentichiamoci che Democrazia
diretta significa dare potere decisionale a tutti, significa far
decidere TUTTO a TUTTI, senza più distinzione tra ortolani e ingegneri, architetti e carabinieri. In poche parole senza più far distinzione tra chi la politica l'ha studiata (e magari
praticata sul campo) e chi non. Democrazia diretta significa confidare che le
persone che nel 1946 hanno espresso volontà di mantenere la
Monarchia, anziché optare per la Repubblica, si siano svegliate.
Democrazia diretta significa che chi vota per il proporzionale
conosce la differenza tra questo ed un maggioritario. Sono semplici esempi ma potremmo
continuare all'infinito. Gli italiani, purtroppo, sono un popolo di capre (per
citare il sempre divertente Sgarbi), e la tendenza è
all'imbarbarimento, non certo all'innalzamento della cultura
individuale. Il compito di educare i giovani, prima spettante alla scuola, è stato soppiantato da quello di divertire, di svagare. Sempre più centralità hanno televisione (la cattiva televisione), social networks, spettacolarizzazione e banalizzazione di tutto. La cultura scritta è stata quasi completamente dimenticata dai più giovani.
Purtroppo, di fronte ad una richiesta di maggior demopotere, non corrisponde un uguale aumento di demosapere. Quindi, avanti con la democrazia, avanti con le
decisioni popolari, purché si tenga bene a mente tutto questo e si lavori per aumentare la capacità di compiere scelte
giuste per il paese, derivante soltanto dall'ampliamento della
conoscenza su quelli che sono i temi e i problemi
politici dell'Italia.
Se il Movimento5Stelle lavorasse per questo, sarei pienamente d'accordo...purtroppo non mi sembra il caso.
- Concludo con Casaleggio.
Il
personaggio in questione è conosciuto, ha la fama di essere
alla base della filosofia pentastellata ma raramente concede
interviste o rilascia dichiarazioni. Girando un pò in rete, potete
trovare la sua visione del futuro: "GAIA" e "PROMETEUS". Sono due video realizzati dalla "Casaleggio e Associati" nei quali viene prospettato un nuovo ordine mondiale, nato in seguito alla terza guerra
mondiale (con milioni di morti), che si baserà totalmente sull'uso
della rete. Chi non si adeguerà, rimarrà fuori da questa società.
Personalmente trovo agghiacciante tutto ciò. Non sono l'unico a pensarla cosi:
Philippe Daverio, per chi non lo
conoscesse è un critico d'arte e conoscitore di storia, ha
paragonato qualche giorno fa la propaganda di Casaleggio ai discorsi
fatti nella Germania del 1933...guidicate voi!!
Tornando al M5S, troverei coerente che un movimento che predica trasparenza facesse chiarezza su quelli che sono i rapporti che legano Grillo-Casaleggio-M5S.
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martedì 16 aprile 2013
Elezioni politiche...50 giorni dopo
Quelle passate si erano presentate agli italiani come le elezioni dell'urgenza: urgenza di cambiare e agire velocemente per il bene del Paese.
I numeri purtroppo non davano la maggioranza assoluta a nessun partito ma si poteva e si doveva comportarsi in modo diverso. Da 50 giorni (ripeto di proposito i giorni per sottolineare la gravità) i cittadini aspettano che nasca un nuovo governo che ridia speranza e forza ad un popolo che oramai ha smarrito la strada per la felicità e il benessere.
A questo punto, credo, alla gente importi poco se il governo lo formano Bersani e M5S, oppure Bersani e Berlusconi o altri soggetti politici; il punto essenziale è che l'Italia abbia un governo, un buon governo, che prenda dei provvedimenti su questioni importanti e che dia una svolta a questa situazione che da troppo perdura.
I voti degli italiani hanno dato vita ad una situazione di stallo in cui c'era bisogno di sedersi ad un tavolo tra due o più parti (ad esempio Pd e M5S) per trovare dei punti di contatto, delle questioni sulle quali si potesse andare d'accordo in modo da formare il governo. Il movimento di grillo però non era disposto a dare la fiducia al buio a nessun governo; d'altro canto Bersani è rimasto fermo sulle sue posizioni.
Forse Bersani doveva agire in modo differente? Forse avrebbe dovuto lasciare il posto a qualcun altro dopo i rifiuti e gli sberleffi dei grillini? Forse dovrebbe cercare un accordo con il Pdl? Forse il M5S, alla luce del successo elettorale avuto, dovrebbe farsi carico di più responsabilità? Questo io non so dirlo ma il risultato dell'incapacità della classe politica di fare il bene dell'Italia è davanti agli occhi di tutti. Nessuno è capace (e volenteroso) di mettere da parte il proprio orgoglio, lasciare la poltrona sulla quale da anni sta ammuffendo, e pensare alla povera gente che fuori da Montecitorio soffre, aspetta risposte e fatti concreti.
Tra qualche giorno ci sarà l'elezione del Presidente della Repubblica e speriamo che poi qualcosa si muova in tal senso. Intanto, ciò che possiamo dire, è che per certi versi abbiamo perso tutti.
Sono passati oramai 50 giorni dallo scrutinio e ancora tracce di un governo all'orizzonte non ce ne sono.
I voti degli italiani hanno dato vita ad una situazione di stallo in cui c'era bisogno di sedersi ad un tavolo tra due o più parti (ad esempio Pd e M5S) per trovare dei punti di contatto, delle questioni sulle quali si potesse andare d'accordo in modo da formare il governo. Il movimento di grillo però non era disposto a dare la fiducia al buio a nessun governo; d'altro canto Bersani è rimasto fermo sulle sue posizioni.
Forse Bersani doveva agire in modo differente? Forse avrebbe dovuto lasciare il posto a qualcun altro dopo i rifiuti e gli sberleffi dei grillini? Forse dovrebbe cercare un accordo con il Pdl? Forse il M5S, alla luce del successo elettorale avuto, dovrebbe farsi carico di più responsabilità? Questo io non so dirlo ma il risultato dell'incapacità della classe politica di fare il bene dell'Italia è davanti agli occhi di tutti. Nessuno è capace (e volenteroso) di mettere da parte il proprio orgoglio, lasciare la poltrona sulla quale da anni sta ammuffendo, e pensare alla povera gente che fuori da Montecitorio soffre, aspetta risposte e fatti concreti.
Tra qualche giorno ci sarà l'elezione del Presidente della Repubblica e speriamo che poi qualcosa si muova in tal senso. Intanto, ciò che possiamo dire, è che per certi versi abbiamo perso tutti.
lunedì 18 febbraio 2013
A pochi giorni dalle elezioni e il malcontento del Paese
Tangentopoli, la crisi dei partiti, la fine della prima Repubblica ci hanno fatto disinnamorare della politica e dei rappresentanti dello Stato. Oggi più che mai l'Italia si trova di fronte ad un bivio simile a quello dei primi anni '90, costretta tra l'esigenza di cambiare e l'impossibilità di dare fiducia a soggetti politici che da vent'anni continuano a deluderci e prenderci in giro.
Non v'è dubbio occorra una grande volontà per credere (ancora) alle parole di cambiamento, alle proposte e agli slogan dei più vari attori di una politica, anno dopo anno, sempre più malata.
In molti, io per primo, credevano e speravano che la fine del governo tecnico presieduto da Mario Monti avrebbe portato qualcosa di nuovo, qualcosa di buono in questo paese ormai dilaniato dalla crisi, dalle tasse, dalla disoccupazione (giovanile e non). Invece ci siamo trovati di fronte alla solita campagna elettorale acchiappa-voto fatta soltanto di battute ad effetto, trovate propagandistiche, tentativi di sottrarre credibilità agli avversari, senza renderci conto che tutto questo non faceva altro che togliere credibilità alla politica, alle istituzioni dello Stato; senza renderci conto che tutto questo non faceva altro che togliere speranza alle persone (oltre che pazienza).
Rabbrividisco, e come me spero molti elettori italiani, di fronte all'incapacità della "casta" di parlare di problemi concreti, di andare al di là delle banalità, di proporre soluzioni reali e rapide.
Mi stupisco (e in fondo non capisco perché lo continuo a fare) che i soliti personaggi, da Berlusconi a Bersani passando per Brunetta e D'Alema, riescano a catturare migliaia di voti, riescano a prendere per il naso buona parte dell'Italia dopo anni e anni di immobilismo e fannullonismo.
Questi ultimi vent'anni (alcuni li chiamano berlusconismo, ma io non voglio far distinzione tra destra e sinistra, almeno in questo pezzo) ci lasciano un'eredità pesante, pesantissima: Ci lasciano debiti, crisi di lavoro, sfottò da parte degli altri paesi, incapacità di stare in un'Europa che ogni giorno ci chiede di riparare al debito pubblico, mettendoci quindi su di un piano inferiore rispetto a paesi quali Germania e Francia per esempio, esodati, processi mai chiusi, bunga bunga ecc..
Questi vent'anni ricadono anche sui giovani (ahimé sulla mia generazione) e su quella dei nostri figli se non capiamo (ma soprattutto la classe politica) che è arrivato il momento di interrompere questo trend, di cambiare la rotta...questa volta per davvero.
Un tempo il paese era spaccato in due: c'erà il centro-nord più ricco e il centro-sud che stentava perché lasciato da solo a combattere contro Mafia, Camorra e problemi strutturali; oggi la situazione è cambiata: il paese è sempre diviso in due ma la divisione non è più territoriale; la separazione di oggi si ha tra politici e cittadini. Il popolo italiano tutto si è impoverito, al sud come al nord. Non è più accettabile vedere persone distrutte nella loro dignità dalla mancanza di lavoro, dalle tasse, dagli stenti mentre un'altra Italia (quella dei politici appunto) continua a fare la bella vita tra vitalizi, auto blu, privilegi, stipendi altissimi e pensioni con chissà quanti zero.
Siamo oramai (e per fortuna) giunti a pochi giorni dalle elezioni politiche, vedremo chi la spunterà e soprattutto come la spunterà (importante perché l'ultima cosa di cui abbiamo bisogno è trovarci in un impasse politica). Non mi meraviglierei se alla fine di questa grande buffonata chiamata campagna elettorale ci fosse un risultato sorprendente del M5S di Beppe Grillo, forse l'unico in grado di incarnare il malcontento generalizzato tra gli italiani.
D'altro canto, non mi sorprenderei neanche di vedere grandi risultati da parte di altri schieramenti politici dati da tempo per morti e privi di una qualsiasi presentabilità; da vent'anni c'è qualcuno che li vota e forse quel qualcuno ci cadrà...ancora una volta.
Non v'è dubbio occorra una grande volontà per credere (ancora) alle parole di cambiamento, alle proposte e agli slogan dei più vari attori di una politica, anno dopo anno, sempre più malata.
In molti, io per primo, credevano e speravano che la fine del governo tecnico presieduto da Mario Monti avrebbe portato qualcosa di nuovo, qualcosa di buono in questo paese ormai dilaniato dalla crisi, dalle tasse, dalla disoccupazione (giovanile e non). Invece ci siamo trovati di fronte alla solita campagna elettorale acchiappa-voto fatta soltanto di battute ad effetto, trovate propagandistiche, tentativi di sottrarre credibilità agli avversari, senza renderci conto che tutto questo non faceva altro che togliere credibilità alla politica, alle istituzioni dello Stato; senza renderci conto che tutto questo non faceva altro che togliere speranza alle persone (oltre che pazienza).
Rabbrividisco, e come me spero molti elettori italiani, di fronte all'incapacità della "casta" di parlare di problemi concreti, di andare al di là delle banalità, di proporre soluzioni reali e rapide.
Mi stupisco (e in fondo non capisco perché lo continuo a fare) che i soliti personaggi, da Berlusconi a Bersani passando per Brunetta e D'Alema, riescano a catturare migliaia di voti, riescano a prendere per il naso buona parte dell'Italia dopo anni e anni di immobilismo e fannullonismo.
Questi ultimi vent'anni (alcuni li chiamano berlusconismo, ma io non voglio far distinzione tra destra e sinistra, almeno in questo pezzo) ci lasciano un'eredità pesante, pesantissima: Ci lasciano debiti, crisi di lavoro, sfottò da parte degli altri paesi, incapacità di stare in un'Europa che ogni giorno ci chiede di riparare al debito pubblico, mettendoci quindi su di un piano inferiore rispetto a paesi quali Germania e Francia per esempio, esodati, processi mai chiusi, bunga bunga ecc..
Questi vent'anni ricadono anche sui giovani (ahimé sulla mia generazione) e su quella dei nostri figli se non capiamo (ma soprattutto la classe politica) che è arrivato il momento di interrompere questo trend, di cambiare la rotta...questa volta per davvero.
Un tempo il paese era spaccato in due: c'erà il centro-nord più ricco e il centro-sud che stentava perché lasciato da solo a combattere contro Mafia, Camorra e problemi strutturali; oggi la situazione è cambiata: il paese è sempre diviso in due ma la divisione non è più territoriale; la separazione di oggi si ha tra politici e cittadini. Il popolo italiano tutto si è impoverito, al sud come al nord. Non è più accettabile vedere persone distrutte nella loro dignità dalla mancanza di lavoro, dalle tasse, dagli stenti mentre un'altra Italia (quella dei politici appunto) continua a fare la bella vita tra vitalizi, auto blu, privilegi, stipendi altissimi e pensioni con chissà quanti zero.
Siamo oramai (e per fortuna) giunti a pochi giorni dalle elezioni politiche, vedremo chi la spunterà e soprattutto come la spunterà (importante perché l'ultima cosa di cui abbiamo bisogno è trovarci in un impasse politica). Non mi meraviglierei se alla fine di questa grande buffonata chiamata campagna elettorale ci fosse un risultato sorprendente del M5S di Beppe Grillo, forse l'unico in grado di incarnare il malcontento generalizzato tra gli italiani.
D'altro canto, non mi sorprenderei neanche di vedere grandi risultati da parte di altri schieramenti politici dati da tempo per morti e privi di una qualsiasi presentabilità; da vent'anni c'è qualcuno che li vota e forse quel qualcuno ci cadrà...ancora una volta.
mercoledì 6 giugno 2012
Emma Bonino for President?
Il prossimo anno scade il mandato di Giorgio Napolitano e a questo proposito poniamo una domanda:
Cosa ne pensate di Emma Bonino alla Presidenza della Repubblica?
Potrebbe arginare la sfiducia nella politica che negli ultimi tempi attanaglia gli italiani?
Potrebbe ridare serietà ed affidabilità ad un'intera categoria?
Emma Bonino, laureata in Lingue e letterature moderne all'Università Bocconi di Milano, entra in politica nel 1975; L'anno successivo viene eletta alla Camera assieme al collega Marco Pannella. Dal 1976 la ministra "passa" dal parlamento Europeo, promuove diverse campagne e appelli, partecipa a moltissime manifestazioni. Nel 1995 viene eletta Commissario europeo grazie all'appoggio del primo governo Berlusconi.
Alle elezioni del 2006 si presenta con la lista della Rosa nel pugno, partito nato dall'unione di Radicali Italiani e Socialisti democratici Italiani.
Nel governo Prodi ricopre la carica di Ministro per gli Affari Europei prima, delle Politiche Europee poi e infine quella di Ministro per il Commercio Internazionale.
Nel 2008 viene eletta vicepresidente del Senato della Repubblica.
Emma Bonino ha un curriculum di tutto rispetto, è una persona che ha condotto mille battaglie nella sua vita nel tentativo di sostenere le sue idee, ha un passato "pulito" a differenza di molti altri suoi colleghi.
L'idea di affidare ad una donna la carica di Presidente della Repubblica è affacinante e suggestiva, a maggior ragione se la donna in questione è Emma Bonino, persona di carattere e pugno duro.
La sua elezione potrebbe significare davvero un allontanamento dalla figura dell'uomo politico corrotto e privo di qualunque interesse per le sorti degli italiani...peccato che non tocchi a noi votarla ma ai suoi colleghi della Camera e del Senato.
Cosa ne pensate di Emma Bonino alla Presidenza della Repubblica?
Potrebbe arginare la sfiducia nella politica che negli ultimi tempi attanaglia gli italiani?
Potrebbe ridare serietà ed affidabilità ad un'intera categoria?
| Emma Bonino |
Nel governo Prodi ricopre la carica di Ministro per gli Affari Europei prima, delle Politiche Europee poi e infine quella di Ministro per il Commercio Internazionale.
Nel 2008 viene eletta vicepresidente del Senato della Repubblica.
Emma Bonino ha un curriculum di tutto rispetto, è una persona che ha condotto mille battaglie nella sua vita nel tentativo di sostenere le sue idee, ha un passato "pulito" a differenza di molti altri suoi colleghi.
L'idea di affidare ad una donna la carica di Presidente della Repubblica è affacinante e suggestiva, a maggior ragione se la donna in questione è Emma Bonino, persona di carattere e pugno duro.
La sua elezione potrebbe significare davvero un allontanamento dalla figura dell'uomo politico corrotto e privo di qualunque interesse per le sorti degli italiani...peccato che non tocchi a noi votarla ma ai suoi colleghi della Camera e del Senato.
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