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martedì 27 maggio 2014

ELEZIONI EUROPEE: Trionfa Renzi !!

I sondaggi delle ultime settimane avevano illuso gli italiani che il Movimento di Beppe Grillo potesse raggiungere e superare il Partito democratico, cosi non è stato. 
Nessuno, in primis Matteo Renzi, si aspettava un risultato cosi positivo, una vittoria cosi schiacciante, un sostegno elettorale cosi ampio. 
Le piazze gremite di persone inneggianti il nome di Grillo, le parole rilasciate dai massimi esponenti pentastellati, la sicurezza ostentata portando avanti l'hashtag #VinciamoNoi ci hanno fatto pensare che il sorpasso fosse più che possibile. Forse proprio questo ha impedito al Movimento 5 Stelle di confermare l'ottimo risultato delle politiche 2013. Gli italiani, forse, hanno avuto paura di cosa sarebbe successo nel caso in cui Grillo-Casaleggio si fossero affermati come il primo partito. Il popolo del Bel Paese ha preferito affidarsi alle parole del giovane Presidente del Consiglio, dare fiducia a chi, dopo tanti anni di sole promesse, ha rimesso soldi nelle loro tasche (i famosi 80 euro). Le parole di speranza e di positività hanno trionfato sugli insulti, sulle urla, sulla rabbia, sul disfattismo. 
Se possiamo tranquillamente affermare che Renzi è un campione nella comunicazione con la gente, altrettanto sicuri possiamo sottolineare che qualcosa nell'M5s non ha funzionato. Innanzitutto, l'errore più grande è stato quello di caricare di aspettative queste elezioni. Se Grillo si fosse limitato a prospettare una conferma del risultato dello scorso anno, tutto sarebbe stato diverso. Se non altro non si sarebbe esposto agli inevitabili sfottò del giorno dopo.  
Poi, l'intervista di Grillo a Porta a Porta non credo abbia sortito l'effetto desiderato dal comico genovese. In quella chiacchierata con Bruno Vespa, Beppe ha dimostrato tutti i suoi limiti e la sua non idoneità alla politica. Si è limitato a dire che avrebbe raggiunto il 51%, senza specificare cosa ne avrebbe fatto ("Voglio il 51%, non mi interessa il dopo.."); ha affermato di voler chiudere l'Expo perché tutti mafiosi (generalizzazione non da poco) senza considerare chi sta lavorando a quel progetto, i rapporti con i paesi esteri e i guadagni che tale opera porteranno in termini di turismo e visibilità;  ha dichiarato di voler bloccare la costruzione degli F-35 (in parte anche giustamente), ancora senza considerare le persone che ci stanno lavorando; e potrei continuare...
Infine, la conduzione generale della campagna elettorale, fatta sulla base dell'attacco personale, dell'insulto, della distruzione del sistema esistente, senza presentare uno straccio di proposta credibile né a livello europeo né a livello italiano. 
Il motto "tutti a casa" funziona fintantoché si rappresenta un voto di protesta, lo specchio di un malcontento. Nel momento in cui si entra nelle istituzioni e si vuole ingrandire il bacino di elettori fino ad arrivare al governo, si devono mettere in campo idee e credibilità. Cose che il Movimento 5 stelle non possiede o non è riuscito a far trasparire. I 3 milioni di voti persi possono essere frutto di un anno in cui a livello amministrativo l'M5s ha combinato mezzi disastri, mentre a Roma si è limitato a fare opposizione su (quasi) tutto nonostante in Parlamento ci fossero oltre 160 pentastellati.
Adesso, in seguito alle parole di Grillo ("se non vinco lascio la politica"), vedremo se il comico è realmente diverso da quelli che lui stesso attacca ed etichetta come incoerenti. Altrimenti, agli occhi degli italiani sarà visto come tutti gli altri e il suo consenso rischia di ridursi ulteriormente. 


Tornando alla strepitosa vittoria di Renzi, quello di ieri è un risultato che lo consegna ai libri di storia: mai un partito di sinistra aveva conquistato tanti elettori. Adesso, però, la strada dell'ex sindaco di Firenze è ugualmente irta e piena di ostacoli. Il suo grande consenso deriva anche dal logoramento dei suoi alleati di governo (Ncd e Sc) che perdono inevitabilmente forza e permettono di fatto la trasformazione dell'esecutivo in un monocolore Pd. 
Quindi, se da un lato le elezioni hanno dato legittimazione popolare e forza a Renzi, dall'altra lo indeboliscono perché il triste e inesorabile risultato di Forza Italia rischia di mettere in dubbio l'alleanza stretta pochi mesi fa con Berlusconi sulle riforme da fare (prima su tutte quella elettorale). Vedremo quale dei due effetti avrà la meglio sull'altro. 

Da segnalare l'inatteso risultato della Lega Nord: raggiunge il 6,2% e manda 5 eurodeputati a Bruxelles. Una vittoria che è figlia soprattutto del lavoro di Matteo Salvini che, costantemente presente sui media, ha portato avanti la sua idea di uscire dall'euro senza se e senza ma. 


Quelli appena passati, però, non sono stati importanti solamente per il nostro paese. Anche nel resto d'Europa si è andati alle urne, registrando alcuni risultati sorprendenti. In Francia Marine Le Pen trionfa toccando il 26% e schiacciando i socialisti di Hollande al di sotto del 14%. Il partito del Presidente in carica è distaccato ben 10 punti dal Front National e potrà mandare soltanto 13 deputati nell'Europarlamento.

Nel Regno Unito dalle urne esce forse il risultato più clamoroso: vince Nigel Farage con il suo partito antieuropeista Ukip.

In Germania la cancelliera Angela Merkel vince ma perde consensi. Schultz fa balzare in avanti i socialisti.
Con l'eliminazione dello sbarramento all'ingresso del parlamento europeo, anche il partito neonazista dell'Npd (1%) avrà un rappresentante a Bruxelles.

In Grecia svetta Alexis Tsipras (europeista critico), lista che anche in Italia ha raccolto consensi.

A sorpresa in Olanda vince il partito xenofobo Pvv di Geert Wilders, contrariamente a quanto previsto dagli exit pool.

In Danimarca l'estrema destra del Danish people party fa il botto: primo partito davanti ai socialdemocratici.

In Ungheria si attestano secondi gli antisemiti di Jobbik

I separatisti di Esquerra Repubblicana si affermano come primo partito in Catalogna.

Una particolarità di queste elezioni è il fatto che ovunque vincono i partiti all'opposizione, tranne in Germania e in Italia.
La domanda che adesso dobbiamo porci è se il boom degli euroscettici porterà ad una grande coalizione tra Ppe (212 seggi su 751) e Pse (185).
Una cosa è certa: la Merkel è sola al comando dell'Europa. Con la sconfitta di Hollande in Francia e dei capi di Spagna e Inghilterra, infatti, sono venute meno le condizioni necessarie per formare un'alleanza in grado di contrastare la politica dell'austerity imposta dalla Germania. Fare sedere qualche deputato euroscettico in più in Parlamento non risolverà granché. Per salvare questa Europa sarebbe stato necessario creare un blocco di paesi abbastanza forti da poter dire la loro e andare contro Angela Merkel. Adesso rimane soltanto l'Italia di Renzi, che non dimentichiamoci è il paese più indebitato tra le grandi nazioni, e quindi impossibilitato a far cambiare rotta all'Europa. C'è da aspettarsi che il dominio tedesco continui indisturbato.

martedì 21 gennaio 2014

La legge elettorale Renzi-Berlusconi

Sono giorni infuocati quelli che accompagnano la discussione sulla nuova legge elettorale. Il sindaco Matteo Renzi, da poco eletto Segretario del Partito democratico, si sta impegnando per dare all'Italia, e a gli italiani, una legge elettorale più adeguata e in tempi brevi. 
Qualche giorno fa Renzi si è incontrato con il Leader di Forza Italia Silvio Berlusconi nella sede del Pd per discutere le regole che, con ogni probabilità, ci porteranno nel prossimo anno al voto.  

La nuova legge, frutto dell'accordo tra i due leader, è stata definita dal segretario Pd "Italicum" e prevede un premio di maggioranza da assegnare alla coalizione che raggiunge il 35% dei voti. Nell'eventualità che nessuno raggiunga questa soglia, è previsto un ballottaggio tra le due coalizione più votate. Il premio di maggioranza permette di ottenere il 53% dei seggi in Parlamento.
Oltre al premio, sono previste anche delle soglie di sbarramento, fondamentali per svincolarsi dal potere di ricatto dei piccoli partiti. Le soglie di sbarramento sono: il 5% per i partiti coalizzati, l’8% per i non coalizzati e il 12% per le coalizioni. 
Infine, l'Italicum prevede che i partiti o le coalizioni possano presentare una (breve) lista bloccata di candidati, togliendo cosi la possibilità agli elettori di esprimere la propria preferenza.

Superfluo dire che la proposta di Renzi-Berlusconi ha creato scompiglio nella politica italiana, vediamo il perché: 
- Innanzitutto, la soglia necessaria per ottenere il premio di maggioranza è troppo bassa. Passare dal 35% dei voti al 53% dei seggi ci pare veramente eccessivo. Su questo, credo, saranno tutti d'accordo. Spero nei prossimi giorni si lavorerà per portare tale soglia al 38-40%. 
- Secondo punto di scontro sono le soglie di sbarramento, ritenute da molti (non da tutti) troppo alte e dannose per quei partiti che sono si piccoli, ma pur sempre espressione di una qualche frangia di popolazione. D'altro canto, chi ha seguito Renzi nell'esperienza fiorentina, conosce la sua visione della politica: Matteo guarda con grande ammirazione al modello americano, dove due partiti (Repubblicano e Democratico) si trovano su posizioni diverse e si danno politicamente battaglia. Non ama la politica italiana, condizionata da un gran numero di piccoli partiti e dai loro ricatti. Non so quale sia la strada giusta per la nostra politica, sta di fatto che Renzi vorrebbe portare un bipolarismo in un sistema almeno tripolare (non viene considerata la presenza del Movimento5Stelle) e non so dove questo possa portare.
- Arriviamo all'ultimo punto di discordia: le liste bloccate. Personalmente credo che la possibilità di esprimere le proprie preferenze sia un importante diritto dei cittadini italiani. Detto questo, però, in Italia anche le cose più nobili vengono girate e rigirate, diventando un'arma a doppio taglio. Nel nostro paese, purtroppo, le preferenze non sono soltanto un sacrosanto diritto, ma soprattutto un facile modo per alimentare corruzioni e clientelismi. Anche su questo tema, come sul precedente, si sono sprecate in questi giorni voci pro e contro le liste bloccate. A breve vedremo se verrà trovato un punto di incontro tra le forze in gioco.

mercoledì 16 novembre 2011

La fine dell'era Berlusconiana

Berlusconi ha lasciato il governo dopo essersi reso conto che non ha più la maggioranza in Parlamento. Finisce l'era di Silvio Berlusconi, durata ben 17 anni.
L'ex premier fece il suo ingresso in politica nel 1994, riuscendo nel giro di poco tempo, grazie alla popolarità data dalla sua immagine di imprenditore fattosi da solo, a creare un suo partito e trovare moltissimi consensi, soprattutto nel Mezzogiorno. L'obiettivo dichiarato di Berlusconi era quello di arginare un'eventuale vittoria della sinistra e di ricostruire un centro-destra ormai in via di dissoluzione.
Diciassette anni dopo viene scritta la parola fine ad un governo, che se pur con interruzioni dovute alle vittorie dell'opposizione, ha portato avanti l'Italia tra scandali, crisi, corruzione, leggi ad personam, amicizie mafiose e quant'altro...
Berlusconi lascia Palazzo Grazioli tra i fischi, nonostante l'atto di responsabilità che lo ha portato a dare le dimissioni, segno di un diffuso malcontento nei confronti dell'imprenditore milanese.

I dubbi che hanno investito l'Italia in questi giorni riguardavano il futuro della guida del paese: elezioni anticipate o governo tecnico?

Oggi stesso il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha affidato l'incarico di formare un governo tecnico a Mario Monti, economista, accademico, senatore a vita dal 9 novembre scorso, ex commissario europeo e Presidente dell'Università Bocconi. A lui il duro compito di salvare il paese e gli italiani da quella che sembra una crisi di difficile risoluzione.
L'Europa (BCE e Fmi) spinge per l'approvazione delle cosiddette "misure anticrisi": privatizzazioni, liberalizzazioni, tagli allo stato sociale e alla spesa pubblica.
Queste misure possono arginare la crisi? Oppure servono soltanto per accontentare i piani alti dell'Ue, Merkel e Sarkozy in primis, in modo tale da non ritrovarci fuori dall'Euro?
I tagli allo stato sociale e alla spesa pubblica non finiranno per rendere ancora più critica la situazione degli italiani?
La crisi americana del 1929, una delle più gravi della storia mondiale, non ci ha forse insegnato che per uscire da situazioni come queste si deve fare proprio il contrario? ciò aumentare la possibilità di spesa dei cittadini, dando più lavoro a tutti, aumentando quindi la domanda interna in modo da far girare l'economia?
Una cosa è certa, toccherà a Mario Monti adesso far fronte ai bisogni del popolo italiano, ritrovando una credibilità a livello europeo ormai da anni persa con il governo Berlusconi.
Mi auguro che Monti possa rappresentare per l'Italia quello che Franklin Delano Roosevelt rappresentò per gli Stati Uniti nel '29.