lunedì 24 marzo 2014

ELEZIONI IN FRANCIA: successo Le Pen. Vince l'astensionismo

Le elezioni amministrative appena concluse in Francia hanno visto un grande exploit del Front National guidato da Marine Le Pen. Presente in solo 500 circoscrizioni, il partito anti-euro è riuscito a strappare il 7% dei voti e ad affermare i suoi candidati quasi ovunque, da Avignone a Ferbach, da Perpignan a Nimes. 
Marine Le Pen (FN)



Per un partito che sale c'è una sinistra in calo ovunque, persino a Parigi dove Anne Hidalgo veniva data per grande favorita ma è arrivata seconda, preceduta da Nathalie Kosciusko-Morizet dell'UMP. Domenica prossima, nella capitale francese, ci sarà quindi un ballottagio in rosa.
Il grande vincitore di queste amministrative è stato senza dubbio l'astensionismo. Quasi il 40% dei francesi, infatti, ha scelto di non andare a votare. Altro elemento questo che, assieme alla crescita del Front National, preoccupa molto in vista delle elezioni europee di maggio. 
Alain Juppé (UMP)
Con un occhio alla corsa all'Eliseo del 2017, si registra un grande successo di Alain Juppé (UMP), riconfermato sindaco di Bordeaux al primo turno con il 60% dei voti. 
Jacques Chirac disse di lui: "Il migliore fra tutti noi".  
Sarkozy è avvertito..

PRIMARIE PD A FIRENZE: Successo di Dario Nardella

Nessuna sorpresa alle primarie del Pd a Firenze. Dario Nardella vince con l'82% dei voti (circa 9.500 voti).
Dario Nardella
I due concorrenti del vicesindaco, Alessandro Lo Presti  e Iacopo Ghelli, sono stati letteralmente stracciati: solo 7,4% dei voti sono andati al primo e 10,1% al secondo.
Il candidato Sindaco: "Questo è stato solo un allenamento, ora pancia a terra e al lavoro per vincere a maggio". E ancora: "trarrò beneficio dal grande rapporto che mi lega a Matteo Renzi nell'interesse di Firenze e dei Fiorentini".
Da registrare una scarsa affluenza alle urne: soltanto 11.600 fiorentini si sono recati a votare, contro i 37.500 del 2009.

mercoledì 5 marzo 2014

La (grande) bellezza salverà l'Italia

Sono passati appena due giorni dalla premiazione a Los Angeles de "La grande bellezza" di Paolo Sorrentino. Ieri, milioni di italiani hanno visto il film in tv, commentandolo in modo diametralmente opposto.
Il popolo dei social networks si è nettamente diviso tra coloro i quali ritengono la pellicola di Sorrentino una schifezza e chi, invece, ne elogia la bellezza. Quest'ultimi, però, rientrano nella categoria di quelli che "salgono sul carro del vincitore". Sono i classici tipi che dicono: "ha vinto, è un grande film". 
Fatico a scegliere una categoria preferita.

Se abbiamo detto che gli italiani si sono divisi, dobbiamo anche far notare che, per un altro verso, si sono uniti: la maggior parte di loro, infatti, non è riuscito a capire il senso del film. Gran parte degli spettatori ieri sera non è stato in grado di vedere e comprendere il messaggio insito nel racconto che ha come protagonista Jep (Toni Servillo). 
La cosa, pensandoci a freddo, non doveva sorprendermi più di tanto.

Svegliarsi stamani, accendere il pc, e leggere i commenti più disparati (da "mi sto per addormentare" a "non capisco che senso abbia" passando per "se questo film è da Oscar, io sono..") mi ha lasciato interdetto. Forse ho troppa stima dei miei contatti facebookiani e twitteriani? forse vederlo al cinema (cosa che io ho fatto, insieme a pochi altri, evidentemente) ti fa arrivare qualcosa che invece la televisione non trasmette?
Scegliete la versione che più vi piace, a me non importa. 
Quando ho visto per la prima volta il film ho avuto subito chiaro quale fosse l'intento del regista napoletano, immediatamente ho notato i contrasti, le sottolineature, il senso della pellicola. Mi sembra evidente che sia descritta una società moderna (la nostra) che non apprezza, non valorizza, non protegge quanto di bello possiede e le è stato tramandato. 
"La grande bellezza" non vuole far vedere Roma in tutto il suo splendore (come molti pensano). Non vuole parlare DI Roma. Sorrentino vuole parlare A Roma, ma anche A Firenze, A Pompei ecc... vuole parlare all'Italia tutta, suonando un campanello di allarme che purtroppo, la maggior parte di noi, non è in grado di ascoltare e capire. Il film vuole scuotere l'italiano da un torpore ed una mancanza di valori e cultura che stanno portando alla rovina di tutto ciò che di bello il nostro paese possiede. 
Forse è vero che per capire un qualcosa occorrono degli "occhiali culturali" in grado di incorniciare il senso, di far arrivare il messaggio. Stamani ho capito che molti nostri connazionali posseggono al massimo occhiali da sole, buoni per andarci al mare, non certo per leggere tra le righe un'opera della complessità de "La grande bellezza".
Probabilmente è troppo ambizioso pensare di poter far capire un progetto simile ad individui che, fino a due giorni fa, vedevano (solo e soltanto) Fantozzi, Boldi o film del tipo "spara tu che sparo anch'io". Il passo è veramente troppo grande. 
Spesso sentiamo dire (a ragione) che la politica e i politici ci stanno rovinando. Appare quanto mai evidente (almeno ai miei occhi) che la classe politica degli ultimi anni è la giusta rappresentante di un popolo (il nostro) che è soltanto un lontano (molto lontano) parente di chi ci ha preceduto, contribuendo a fare del nostro paese un Grande Paese. 
Penso a Fellini, Visconti, (Vittorio) De Sica, ai padri costituenti, e potrei continuare ancora, e mi chiedo: Cosa abbiamo in comune con loro?

Dispiace perché l'Oscar a Sorrentino, in un paese "normale", sarebbe stato una possibilità enorme di rilancio, una grande occasione per credere nel nostro paese, investire in ciò che sappiamo fare e in ciò che possediamo. Invece, ci limitiamo a sterili critiche o ipocriti elogi senza capire che il tempo passa, Pompei cade a pezzi, Roma è sommersa dai debiti, Venezia dall'acqua alta ecc... ci stiamo perdendo e lo stiamo perdendo (il nostro paese)! 

Parafrasando Dostoevskij: La (grande) bellezza salverà l'Italia...se siamo in grado di capirlo.

Il Venezuela un anno dopo Chavez

Hugo Chavez
Il 5 marzo dello scorso anno è scomparso Hugo Chavez, leader del Venezuela. Con lui, se n'è andata anche la coesione del popolo venezuelano.
 Il 13 aprile 2013 è stato eletto Nicolas Maduro, con una percentuale molto ridotta (50,78%), segno che il neo presidente non unisce ma divide. Il successore si distingue da Chavez proprio nella (non) capacità di nascondere i problemi del paese e tenere unito il popolo. 

Nicolas Maduro
Ormai da settimane si verificano proteste contro Maduro, accusato di aver stretto il legame con Cuba, minando cosi i rapporti con gli USA. Il governo è accusato di regalare la maggior parte dei 2,5 milioni di barili di petrolio prodotti ogni giorno per rendersi maggiormente amici i paesi limitrofi (tra cui, appunto, anche Cuba); nei supermercati non si trovano più i prodotti importati e la produzione di quelli nazionali è diminuita del 30%; L'inflazione "ufficiale" è al 56%, mentre quella reale tocca il 500%; Il PIL è diminuito del 4% e la moneta (bolivar fuerte) ha perso la sua forza.
Le manifestazioni sono nate a Caracas da gruppi di studenti che invocavano una maggiore sicurezza e poi si sono estese a tutto il Venezuela. I capi della rivolta sono essenzialmente due: Leopoldo Lopez e Carlos Vecchio. Nelle ultime settimane si sono registrati già 18 morti e centinaia di feriti a causa della violenta repressione da parte dell'esercito.
Questa situazione viene taciuta dalla stampa di regime. Il presidente Maduro pensa solamente a moltiplicare le feste e spostare il carnevale, sostenendo di sognare Chavez nel cuore della notte e seguire le sue linee guida.  
Sabato ci sarà l'ennesima protesta, chiamata "marcia delle pentole vuote", per rimarcare come ormai il popolo non abbia più da mangiare.
Sembra passato un secolo, invece è soltanto un anno che Hugo Chavez non guida più il suo paese. Dopo soltanto 12 mesi, il Venezuela è più diviso che mai e procede spedito verso la bancarotta.

venerdì 28 febbraio 2014

ECONOMIA: La Cina svaluta lo yuan

Gli americani lanciano l'allarme: la Cina sta svalutando il renminbi (o yuan) e questo può avere un forte impatto sull'economia globale. 
Iniziamo dal capire cosa sta succedendo in Cina. 
Il grafico mostra il livello dei salari in 4 diversi paesi asiatici.
Dati al 31 Dicembre 2012
Pechino sta affrontando da un pò di tempo un problema di competitività rispetto ad altri mercati emergenti. Questo deriva dal fatto che, come tutte le economie in forte crescita, gli stipendi dei lavoratori cinesi sono in netto rialzo rispetto ad altri paesi (Indonesia, Thailandia, Vietnam ad esempio). 

Inoltre, dobbiamo far notare che il renminbi non ha subito il deprezzamento che invece hanno avuto altre valute.
Qualche giorno fa si è registrato un deprezzamento dello yuan dello 0,9%  rispetto al dollaro americano. Tale deprezzamento rappresenta la svalutazione giornaliera maggiore dal 2008 ad oggi in Cina.
Cosa può comportare a livello globale questo cambio di tendenza dopo anni di lenta crescita?
Il deprezzamento dello yuan ha l'effetto primario di rendere più competitiva la Cina sul mercato, facilitare le esportazioni. 
Il problema nasce nel momento in cui a Wall Street, imprese cinesi e hedge fund americani (fondi di investimento), danno per scontato che lo yuan possa soltanto crescere, investendo grandi capitali sulla tendenza al rialzo. L'inversione di tendenza del governo cinese può quindi creare scompiglio nei bilanci di imprese e fondi di investimento, generando cosi un effetto a catena che potrebbe portare ad una nuova crisi economica mondiale.

domenica 23 febbraio 2014

Qualche riflessione sul nuovo Governo

Ieri mattina è avvenuto il giuramento di Matteo Renzi di fronte al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Con lui, i 16 ministri designati. Se le novità, in senso positivo, sono già state elencate nelle pagine precenti, adesso vorrei analizzare un pò più a fondo questo nuovo esecutivo sommermandomi su alcuni aspetti in particolare.
Il Governo Renzi dopo il giuramento

Punto primo. Perché non potevamo continuare con il governo Letta?
La risposta è molto semplice: si era creato un dualismo tra Letta e Renzi che non poteva andare avanti. E' normale che chi ha in mano il partito di maggioranza relativa punti alla premiership. Quel qualcuno in questo momento era Matteo Renzi, non Enrico Letta. Renzi ha fatto dietrofront sulla decisione di non andare al governo senza la legittimazione popolare quando ha capito che Napolitano era fermamente convinto a far durare l'esecutivo Letta fino al termine della Legislatura. A quel punto l'ex sindaco di Firenze si è visto "costretto" ad accelerare la sua scalata al potere.
Personalmente non ho gradito la scelta di Matteo Renzi. Speravo si mostrasse sensibilmente diverso, nell'apparenza e soprattutto nei fatti, dai protagonisti dell'ultimo ventennio italiano. Confidavo in un gesto di coerenza, forza, solidità. Invece ha ceduto alla possibilità di accorciare i tempi e soprattutto alla paura che Grillo e Berlusconi, col tempo, logorassero il suo consenso.

Punto secondo. Cosa è cambiato tra il governo Letta e Renzi?
Enrico Letta e Matteo Renzi
La differenza, avete ragione, non è troppo evidente a prima occhiata: c'è un premier proveniente dal Pd. All'interno del Governo ci sono forze di centrodestra e di centrosinistra. E c'è qualche tecnico.
La differenza sostanziale sta nel Premier. Matteo Renzi, a differenza del suo predecessore, ha alle spalle una più solida maggioranza di partito, più compatta, che gli permetterà di imporsi con più forza e decisione. Almeno in teoria.

Punto terzo. Governo inesperto?
L'età media del governo Renzi è di poco più di 47 anni. Un'età bassa se confrontata con i governi che lo hanno preceduto in passato. Secondo alcuni opinionisti questo potrebbe essere un fattore negativo perché immediatamente traducibile in poca esperienza.
Da che mondo è mondo l'esperienza viene fatta con la pratica, con il lavoro sul campo, e se a questi ragazzi (che poi proprio ragazzi non sono) non viene data la possibilità di crescere, impratichirsi e mostrare quel che valgono, continueremo a presentarci in Europa e nel mondo con le solite facce, con i soliti fondoschiena che ormai da decenni siedono sulle poltrone più importanti del nostro paese. Quindi ben venga la giovane età, perché vuol dire (un pò di) inesperienza ma anche rinnovamento, cambiamento, svecchiamento. Del resto, non dimentichiamoci che un certo Barack Obama è divenuto presidente degli Stati Uniti d'America dopo aver ricoperto (soltanto) il ruolo di Senatore per qualche anno.

Punto quarto. Cosa può far deragliare Renzi?
Come abbiamo appena detto, Renzi è un premier che gode, al momento, di un ampio consenso all'interno del suo partito. La sua forza deriva da questo. Il Pd, però, si è fatto conoscere nella sua storia, recente e non, come una macchina in grado di incepparsi dall'interno. Il primo motivo che può far sbandare il governo Renzi è quindi la crisi del Partito democratico. Una crisi che porterebbe a mettere in discussione l'ex rottamatore.
Il secondo fattore di pericolo per Renzi sono le elezioni europee. Quando un leader diventa presidente del Consiglio senza legittimazione popolare, ha bisogno comunque di un consenso che legittimi la sua presa di potere (come è successo precedentemente a D'Alema). L'occasione sono le imminenti elezioni europee. Se Renzi ricavasse da queste un vasto successo, allora per lui sarebbe più facile andare avanti e rafforzarsi. Se cosi non fosse, il pericolo è che Alfano possa essere convinto a far cadere il governo e tornare sotto la "protezione" di Silvio Berlusconi.

Punto quinto. Andrea Orlando ministro della Giustizia.
 Per giorni è ventilata la voce che Nicola Gratteri sarebbe stato in pole per divenire il ministro della Giustizia del governo Renzi. Cosi non è stato. Al suo posto è stato nominato Andrea Orlando, ministro dell'Ambiente nel precedente governo. Perché?
Andrea Orlando
Presto detto. Gratteri è un pm considerato da molti intransigente. Evidente come non avrebbe fatto piacere a Berlusconi. Alla base degli "accordi" Renzi-Berlusconi c'era proprio questo: un nome alla Giustizia ostile al Cavaliere avrebbe reso la vita del nuovo governo molto più difficile, con FI in prima linea nel frenare le riforme.
Berlusconi, però, non era l'unico favorevole alla nomina di Orlando. Anche Napolitano pendeva dalla parte di un pm più "morbido": il presidente della Repubblica sa perfettamente che Renzi dovrà andare con i piedi di piombo in tema di giustizia, e con Nicola Gratteri in Via Arenula sarebbe stato tutto più complicato.
A questo punto non rimane che chiederci chi è Andrea Orlando. Orlando è il pm che nel 2010 scrisse al Foglio di Ferrara, indicando un punto di incontro con il centrodestra. La proposta del neo ministro della Giustizia riguardava la possibilità di mettere a punto una riforma della giustizia "condivisa". Inoltre, Orlando si era detto favorevole alla separazione delle carriere dei magistrati, battaglia da sempre portata avanti dal centrodestra. Insomma, non certo un personaggio sgradito al Cavaliere.

Punto sesto. Il ministero dell'Economia.
Pier Carlo Padoan
In un momento storico come quello in cui ci troviamo, il ministero dell'Economia risulta essere uno dei più importanti, se non il più. Al posto di Saccomanni è stato nominato Pier Carlo Padoan, ex Ocse e presidente Istat.
Il neo ministro è considerato un estimatore delle teorie keynesiane, quindi tassazione sugli immobili, perché non considerata freno per la crescita, e detassazione sul lavoro. Il problema è che queste teorie sono opposte a quelle portate avanti dal centrodestra, e quindi è lecito pensare che ci saranno "scontri" in merito. C'è da chiedersi come possa questo nuovo governo sopravvivere a lungo se le premesse sono queste.

Punto settimo. Governo Renzi I o Napolitano III ?
Stretta di mano tra Napolitano e Renzi
Secondo molti quello appena nato non è il governo Renzi, bensi il terzo atto del dominio incontrastato del presidente Napolitano. Non so quale sia la verità, sta di fatto che senza il presidente della Repubblica, il governo Renzi oggi non esisterebbe. Quindi è senza dubbio corretto affermare che Napolitano ci ha messo più che lo zampino. Detto questo, credo debba prevalere in tutti noi lo spirito di sopravvivenza. E' arrivato il momento per questo paese di smettere di parlare, e iniziare ad agire. Smettere di criticare per distruggere, ma suggerire per migliorare. Renzi e i suoi sono quanto di meglio il convento italiano passa in questo momento, ed è giusto, sensato e responsabile fare il tifo per loro. Un loro fallimento significherebbe sprofondare ancora più in basso nelle sabbie mobili della povertà e della crisi. L'Italia, e gli italiani, non possono più permetterselo.

sabato 22 febbraio 2014

A due giorni dall'acquisizione, blocco totale di WHATSAPP

Questa sera alle 22:07 è arrivata la comunicazione ufficiale che Whatsapp non funziona a causa di un problema ai server. Intorno alle 19:30 di questa sera (ore italiane) il sistema di instant messaging ha smesso di funzionare, rendendo impossibile in tutto il mondo l'invio e la ricezione di messaggi.
Tutto questo è accaduto a due giorni di distanza dall'acquisizione della app da parte di Facebook per la cifra di 19 miliardi di dollari.
La causa più plausibile del malfunzionamento del sistema è l'attacco da parte di hacker, mossi, secondo gli utenti, dalla questione riguardante la pubblicità e l'operazione portata avanti da Mark Zuckerberg.
Nel giro di qualche ora il server dovrebbe riprendere la normale attività, intanto però su twitter dilaga l'hashtag "#whatsappdown".