Questa sera alle 22:07 è arrivata la comunicazione ufficiale che Whatsapp non funziona a causa di un problema ai server. Intorno alle 19:30 di questa sera (ore italiane) il sistema di instant messaging ha smesso di funzionare, rendendo impossibile in tutto il mondo l'invio e la ricezione di messaggi.
Tutto questo è accaduto a due giorni di distanza dall'acquisizione della app da parte di Facebook per la cifra di 19 miliardi di dollari.
La causa più plausibile del malfunzionamento del sistema è l'attacco da parte di hacker, mossi, secondo gli utenti, dalla questione riguardante la pubblicità e l'operazione portata avanti da Mark Zuckerberg.
Nel giro di qualche ora il server dovrebbe riprendere la normale attività, intanto però su twitter dilaga l'hashtag "#whatsappdown".
sabato 22 febbraio 2014
E' nato il governo Renzi
Matteo Renzi ce l'ha fatta. Non è passato dal voto, dall'investitura popolare, ma è riuscito a convincere i suoi e il Presidente Napolitano di essere l'ultima spiaggia per un paese ormai sull'orlo del baratro. Dopo due ore di confronto con il Presidente della Repubblica, Matteo Renzi ha sostenuto oggi il giuramento. Il suo governo è adesso ufficialmente in carica.
Renzi può vantare alcuni primati: innanzitutto, con i suoi 39 anni, diventa il presidente del Consiglio più giovane della Repubblica italiana. Poi, è attualmente il più giovane tra i premier dell'Unione Europea. I ministri del suo governo sono "soltanto" 16, di cui 8 donne. Infine, per la prima volta ci sarà una donna (Roberta Pinotti) alla guida della Difesa.
Entriamo nel dettaglio:
Matteo Renzi sarà premier, con il fidato Graziano Del Rio nelle vesti di sottosegretario alla presidenza del Consiglio. Angelino Alfano (Ncd) lascia il vicepremierato mantenendo però il ministero dell'Interno. Roberta Pinotti (Pd), come già accennato, ricoprirà il ruolo di ministro della Difesa. Federica Guidi al ministero dello Sviluppo economico. Il bersaniano Maurizio Martina ricoprirà il ruolo di ministero delle politiche agricole. Giuliano Poletti, presidente di Legacoop, al ministero del Lavoro. Dario Franceschini (Pd) al ministero della Cultura. Andrea Orlando, ministero della Giustizia. All'economia, l'ex Ocse e ora presidente Istat Pier Carlo Padoan. Federica Mogherini (Pd) prende il posto di Emma Bonino al ministero degli Esteri . Beatrice Lorenzin Ncd), ministero della Salute. Maurizio Lupi (Ncd), ministero delle Infrastutture e dei Trasporti. Gianluca Galletti, ministero dell'Ambiente. La montiana Stefania Giannini al ministero dell'Istruzione e della Ricerca. Maria Elena Boschi (Pd) sostituisce Quagliariello al ministero delle riforme e dei rapporti con il Parlamento. La deputata Pd Marianna Madia, già membro della segreteria, andrà al ministero della Semplificazione. Maria Carmela Lanzetta, ministero degli Affari Regionali.
Rispetto al governo Letta, il nuovo governo presenta soltanto 3 tecnici: Giuliano Poletti , Federica Guidi e Pier Carlo Padoan. Solo il tempo dirà se essere un dato positivo o meno per il paese.
Nel pomeriggio sono arrivate le prime telefonate e testimonianze di stima da parte di molti leader internazionali: dal presidente francese Hollande al premier belga Di Rupo. Anche il presidente statunitense Barack Obama ha contattato telefonicamente Matteo Renzi, congratulandosi con lui e con il nuovo governo.
Indipendentemente da come la si pensi su Matteo, al di là degli orientamenti politici e delle preferenze, credo che tutti dovranno e dovrebbero sostenere questo nuovo governo. Giusto o sbagliato che sia, siamo arrivati ad un punto in cui l'unica possibilità per questo paese di uscire dalle sabbie mobili è unire le forze, remare dalla stessa parte, rimboccarsi le maniche e sperare che quanto di buono visto a Firenze Renzi lo dimostri anche a livello nazionale...sperando che non ripeta quanto di meno buono ha fatto in questi anni.
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| Matteo Renzi |
Entriamo nel dettaglio:
Matteo Renzi sarà premier, con il fidato Graziano Del Rio nelle vesti di sottosegretario alla presidenza del Consiglio. Angelino Alfano (Ncd) lascia il vicepremierato mantenendo però il ministero dell'Interno. Roberta Pinotti (Pd), come già accennato, ricoprirà il ruolo di ministro della Difesa. Federica Guidi al ministero dello Sviluppo economico. Il bersaniano Maurizio Martina ricoprirà il ruolo di ministero delle politiche agricole. Giuliano Poletti, presidente di Legacoop, al ministero del Lavoro. Dario Franceschini (Pd) al ministero della Cultura. Andrea Orlando, ministero della Giustizia. All'economia, l'ex Ocse e ora presidente Istat Pier Carlo Padoan. Federica Mogherini (Pd) prende il posto di Emma Bonino al ministero degli Esteri . Beatrice Lorenzin Ncd), ministero della Salute. Maurizio Lupi (Ncd), ministero delle Infrastutture e dei Trasporti. Gianluca Galletti, ministero dell'Ambiente. La montiana Stefania Giannini al ministero dell'Istruzione e della Ricerca. Maria Elena Boschi (Pd) sostituisce Quagliariello al ministero delle riforme e dei rapporti con il Parlamento. La deputata Pd Marianna Madia, già membro della segreteria, andrà al ministero della Semplificazione. Maria Carmela Lanzetta, ministero degli Affari Regionali.
Rispetto al governo Letta, il nuovo governo presenta soltanto 3 tecnici: Giuliano Poletti , Federica Guidi e Pier Carlo Padoan. Solo il tempo dirà se essere un dato positivo o meno per il paese.
Nel pomeriggio sono arrivate le prime telefonate e testimonianze di stima da parte di molti leader internazionali: dal presidente francese Hollande al premier belga Di Rupo. Anche il presidente statunitense Barack Obama ha contattato telefonicamente Matteo Renzi, congratulandosi con lui e con il nuovo governo.
Indipendentemente da come la si pensi su Matteo, al di là degli orientamenti politici e delle preferenze, credo che tutti dovranno e dovrebbero sostenere questo nuovo governo. Giusto o sbagliato che sia, siamo arrivati ad un punto in cui l'unica possibilità per questo paese di uscire dalle sabbie mobili è unire le forze, remare dalla stessa parte, rimboccarsi le maniche e sperare che quanto di buono visto a Firenze Renzi lo dimostri anche a livello nazionale...sperando che non ripeta quanto di meno buono ha fatto in questi anni.
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lunedì 3 febbraio 2014
CHOCK WOODY ALLEN: Dylan Farrow scrive una lettera al NYTimes
Dylan Farrow, la figlia adottiva del regista newyorkese, torna ad accusare il padre di abusi sessuali quando lei era soltanto una bambina. Per la prima volta decide di parlarne direttamente, scrivendo una lettera aperta al New York Times, spinta a parlare dall'ennesimo riconoscimento tributato da Hollywood al grande regista.
Questa la lettera nelle sue parti più importanti:
“Quando avevo sette anni, Woody Allen mi ha preso per mano e portato in un piccolo solaio poco illuminato al secondo piano di casa nostra. Mi ha detto di sdraiarmi sulla pancia e di giocare con il treno elettrico di mio fratello. Poi mi ha aggredito sessualmente, dicendomi che ero una brava ragazza e promettendo di portarmi a Parigi e fare di me una grande star del cinema.
Con rare e preziose eccezioni, il mondo ha chiuso gli occhi. La maggior parte delle persone ritenevano più facile accettare l’ambiguità, dire ‘chissà’ cosa è davvero accaduto, di pretendere che non ci sia stato niente di male. Ogni volta che vedevo su un poster, o su una t-shirt, o alla televisione il viso della persona che ha abusato di me, non avevo altra scelta che dissimulare il panico e trovare un posto per potermi isolare e crollare.
Da ciò che mi ricordo, mio padre ha fatto cose che non mi piacevano. Succedeva così spesso, era talmente una routine così abilmente nascosta da una madre che avrebbe dovuto proteggermi, che sono arrivata a pensare che fosse normale”.
Il New York Times ha riferito che Woody Allen non ha voluto commentare l’intervista della figlia adottiva e neanche Mia Farrow.
La storia purtroppo non è nuova: Mia Farrow, ex moglie del cineasta americano, lo denunciò nel 1992 dopo la loro separazione. La polizia del Connecticut avviò un'inchiesta, chuisa poi senza alcuna incriminazione per Woody Allen.
Nessuno sa al momento quale sia la verità, certo non è la prima volta che Allen fa parlare di sé: il 22 dicembre 1997 il regista si sposò infatti con la figlia adottiva, Soon-Yi Previn, attirando su di sé i commenti scioccati di tutto il mondo.
Di seguito la lettera integrale di Dylan Farrow:
Questa la lettera nelle sue parti più importanti:
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| Dylan Farrow |
Con rare e preziose eccezioni, il mondo ha chiuso gli occhi. La maggior parte delle persone ritenevano più facile accettare l’ambiguità, dire ‘chissà’ cosa è davvero accaduto, di pretendere che non ci sia stato niente di male. Ogni volta che vedevo su un poster, o su una t-shirt, o alla televisione il viso della persona che ha abusato di me, non avevo altra scelta che dissimulare il panico e trovare un posto per potermi isolare e crollare.
Da ciò che mi ricordo, mio padre ha fatto cose che non mi piacevano. Succedeva così spesso, era talmente una routine così abilmente nascosta da una madre che avrebbe dovuto proteggermi, che sono arrivata a pensare che fosse normale”.
Il New York Times ha riferito che Woody Allen non ha voluto commentare l’intervista della figlia adottiva e neanche Mia Farrow.
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| Woody Allen |
La storia purtroppo non è nuova: Mia Farrow, ex moglie del cineasta americano, lo denunciò nel 1992 dopo la loro separazione. La polizia del Connecticut avviò un'inchiesta, chuisa poi senza alcuna incriminazione per Woody Allen.
Nessuno sa al momento quale sia la verità, certo non è la prima volta che Allen fa parlare di sé: il 22 dicembre 1997 il regista si sposò infatti con la figlia adottiva, Soon-Yi Previn, attirando su di sé i commenti scioccati di tutto il mondo.
Di seguito la lettera integrale di Dylan Farrow:
"What’s your favorite Woody Allen movie? Before you answer, you should know: when I was seven years old, Woody Allen took me by the hand and led me into a dim, closet-like attic on the second floor of our house. He told me to lay on my stomach and play with my brother’s electric train set. Then he sexually assaulted me. He talked to me while he did it, whispering that I was a good girl, that this was our secret, promising that we’d go to Paris and I’d be a star in his movies. I remember staring at that toy train, focusing on it as it traveled in its circle around the attic. To this day, I find it difficult to look at toy trains.
For as long as I could remember, my father had been doing things to me that I didn’t like. I didn’t like how often he would take me away from my mom, siblings and friends to be alone with him. I didn’t like it when he would stick his thumb in my mouth. I didn’t like it when I had to get in bed with him under the sheets when he was in his underwear. I didn’t like it when he would place his head in my naked lap and breathe in and breathe out. I would hide under beds or lock myself in the bathroom to avoid these encounters, but he always found me. These things happened so often, so routinely, so skillfully hidden from a mother that would have protected me had she known, that I thought it was normal. I thought this was how fathers doted on their daughters. But what he did to me in the attic felt different. I couldn’t keep the secret anymore.
When I asked my mother if her dad did to her what Woody Allen did to me, I honestly did not know the answer. I also didn’t know the firestorm it would trigger. I didn’t know that my father would use his sexual relationship with my sister to cover up the abuse he inflicted on me. I didn’t know that he would accuse my mother of planting the abuse in my head and call her a liar for defending me. I didn’t know that I would be made to recount my story over and over again, to doctor after doctor, pushed to see if I’d admit I was lying as part of a legal battle I couldn’t possibly understand. At one point, my mother sat me down and told me that I wouldn’t be in trouble if I was lying – that I could take it all back. I couldn’t. It was all true. But sexual abuse claims against the powerful stall more easily. There were experts willing to attack my credibility. There were doctors willing to gaslight an abused child.
After a custody hearing denied my father visitation rights, my mother declined to pursue criminal charges, despite findings of probable cause by the State of Connecticut – due to, in the words of the prosecutor, the fragility of the “child victim.” Woody Allen was never convicted of any crime. That he got away with what he did to me haunted me as I grew up. I was stricken with guilt that I had allowed him to be near other little girls. I was terrified of being touched by men. I developed an eating disorder. I began cutting myself. That torment was made worse by Hollywood. All but a precious few (my heroes) turned a blind eye. Most found it easier to accept the ambiguity, to say, “who can say what happened,” to pretend that nothing was wrong. Actors praised him at awards shows. Networks put him on TV. Critics put him in magazines. Each time I saw my abuser’s face – on a poster, on a t-shirt, on television – I could only hide my panic until I found a place to be alone and fall apart.
Last week, Woody Allen was nominated for his latest Oscar. But this time, I refuse to fall apart. For so long, Woody Allen’s acceptance silenced me. It felt like a personal rebuke, like the awards and accolades were a way to tell me to shut up and go away. But the survivors of sexual abuse who have reached out to me – to support me and to share their fears of coming forward, of being called a liar, of being told their memories aren’t their memories – have given me a reason to not be silent, if only so others know that they don’t have to be silent either.
Today, I consider myself lucky. I am happily married. I have the support of my amazing brothers and sisters. I have a mother who found within herself a well of fortitude that saved us from the chaos a predator brought into our home.
But others are still scared, vulnerable, and struggling for the courage to tell the truth. The message that Hollywood sends matters for them.
What if it had been your child, Cate Blanchett? Louis CK? Alec Baldwin? What if it had been you, Emma Stone? Or you, Scarlett Johansson? You knew me when I was a little girl, Diane Keaton. Have you forgotten me?
Woody Allen is a living testament to the way our society fails the survivors of sexual assault and abuse.
So imagine your seven-year-old daughter being led into an attic by Woody Allen. Imagine she spends a lifetime stricken with nausea at the mention of his name. Imagine a world that celebrates her tormenter.
Are you imagining that? Now, what’s your favorite Woody Allen movie?"
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New York, NY, USA
domenica 2 febbraio 2014
Una riflessione su Grillo e il M5S
Premetto che la mia non vuole essere in alcun modo una difesa al Pd, a Renzi o a qualunque altra parte politica attualmente o in passato in gioco. In questi giorni ho letto di tutto e di più sui social networks e mi sono sinceramente stancato delle tante sciocchezze del e sul Movimento5Stelle.
I punti su cui dibattere sono davvero molti:
- Iniziamo dal modus operandi Grillino e la legge elettorale.
La politica, fin dai tempi
della Grecia, è fondata sull'accordo, sul compromesso. Grillo (e di
conseguenza i grillini) pensa di poter fare tutto da solo: fonda un
movimento, manda un centinaio di ragazzotti in Parlamento, rifiuta
ogni confronto televisivo (e non) con gli altri partiti politici e
spera di poter cambiare le cose. E' scemo lui o chi ci crede?
Se Grillo
voleva davvero cambiare le cose perché non si è seduto ad un tavolo
con Renzi (o con Bersani a suo tempo) per trovare dei punti di
incontro? Mi direte, non possono esserci punti in comune tra queste
due parti politiche. Non è corretto. Per quanto diversi in ideologia
o programma, ci sono sempre, in presenza di una volontà comune,
delle decisioni che trovano il consenso di tutti. Ci sono alcuni temi
su cui si può e si deve dibattere insieme per il bene del paese.
Questo, Beppe Grillo lo ha evitato accuratamente, sbagliando a mio parere.
Inutile che adesso se ne esca con una legge elettorale tutta sua (del
Movimento). Come può passare in Parlamento dove non ha i numeri
necessari? Tutto questo a mio parere dimostra l'intento di non migliorare le cose ma
soltanto di far credere ad una parte degli italiani che lui è il
bene e tutti gli altri il male.
Molti, ormai da giorni, vanno ripetendo
che la nuova legge elettorale è atta ad escludere i pentastellati. Può essere. Certamente può essere migliorata. Tra i credi politici di Renzi, e chi l'ha seguito nell'esperienza
fiorentina (non per forza votandolo ma anche solo ascoltandolo) lo sa
perfettamente, c'è la ferma convinzione di importare il modello
americano, dove due partiti (Democratici e Repubblicani) si
oppongono. E' un modello veramente importabile nel nostro paese? Questo non lo so. Sta di fatto che oggi il nostro non è un sistema bipolare, bensi almeno tripolare (Pd, FI e M5S). Personalmente sono stanco di vedere decine di
piccolissimi partiti che prendono qualche voto (quindi soldi), alcuni
dei quali finiscono in Parlamento contribuendo a rallentare, ancor di
più, la già immobile macchina politica italiana. Sono favorevole quindi ad
un meccanismo grazie al quale il piccolo partito non può più
giocarsi l'arma del ricatto.
- Sul pessimo show in Parlamento di qualche giorno fa.
Sono completamente in linea con chi ritiene uno schifo i
7,5 miliardi di euro dati alle banche. Su questo non ci piove. Purtroppo non è la prima volta che ci troviamo di fronte a delle "porcate" simili. E temo non sarà l'ultima. Detto
questo, però, credo fortemente che la forma sia sostanza. E'
innammissibile che un'aula del parlamento italiano, luogo deputato a
legiferare e quindi decidere il futuro del nostro paese, si trasformi
in un pollaio. Trovo indecenti le frasi urlate da alcuni parlamentari
grillini alle donne del Pd: "Siete qui perché siete brave a
fare i p.....i !!". Le avrei ritenute inaccettabili anche se
rivolte ad altri espondenti politici, sia chiaro. Credo che nel
momento in cui un parlamentare scade nella violenza e nell'offesa
verbale perda ogni qualifica per far sentire la propria voce ed
opinione; Ritengo che il fine non giustifichi in alcun modo i
mezzi usati. Il comportamento dei pentastellati è assolutamente da
censurare, come lo sono stati altri in passato provenienti da diverse
formazioni politiche. Se si ha difficoltà di controllo del proprio comportamento e del proprio linguaggio, forse sarebbe meglio non entrare in parlamento. In Italia e in pochi altri paesi al mondo è possibile vedere spettacoli cosi tristi in un luogo istituzionale.
- Sulla storia dei condannati.
Ritengo
troppo a buon mercato l'applauso strappato con banalità di fronte alle telecamere. Troppo
facile dire "i condannati in Italia non possono fare i bidelli
ma possono legiferare". Nonostante sia d'accordo sul vietare l'ingresso in Parlamento ai condannati. Lungi da me difendere Berlusconi, chi mi conosce
lo sa, però credo che se si vuol essere paladini della verità e
della correttezza dovremmo anche dire che il Movimento5Stelle ha come
suo leader (e non ditemi che sono i 9 milioni di italiani, è una frottola bella e buona) un signore
che l'8 Aprile 1988 è stato condannato in via definitiva per
omicidio plurimo colposo. Questo signore ha fondato il movimento, lo
dirige dettando regole e influenzando (chi possiede un minimo di
onestà intellettuale lo ammetterà) il comportamento dei "ragazzi"
che sono in Parlamento. Nonostante questo, il buon Grillo chiede (giustamente) un
parlamento pulito. Non vi sembra che quanto sta facendo Berlusconi sia molto simile a quanto fa Grillo? Secondo me si.
- Capitolo Internet.
La Democrazia di
Grillo si fonda sull'uso spasmodico e assoluto di Internet. Lui,
insieme a Casaleggio (di cui parleremo tra un attimo), ritiene che la
rete sia la panacea di tutti i mali, il modo per arrivare ad un
incremento del demos del popolo, la cosiddetta Democrazia diretta.
Vorrei innanzitutto sottolineare
come l'uso del solo Internet escluda tutta una parte di popolazione
che non usa la rete. Inoltre, anche la rete può essere usata in
modo non democratico (vedi la consultazione di alcune settimane fa,
aperta e chiusa da Grillo nel giro di poche ore, facendo votare soltanto una
piccola parte degli iscritti al Movimento).
Infine, vorrei porvi una
domanda: Credete davvero che l'uso di Internet nel modo in cui
lo intendono Grillo e Casaleggio sia positivo per il nostro paese e per la sua politica?
Forse risulterà impopolare ciò che sto per dire, ma la linea del
comico genovese è molto pericolosa: Io difendo la Democrazia, ci
mancherebbe altro, però credo che occorrano dei limiti e delle
regole. Se diamo totale potere decisionale agli italiani il rischio è
che questo paese finisca in un baratro ancor più profondo di quello
in cui si trova al momento. Non dimentichiamoci che Democrazia
diretta significa dare potere decisionale a tutti, significa far
decidere TUTTO a TUTTI, senza più distinzione tra ortolani e ingegneri, architetti e carabinieri. In poche parole senza più far distinzione tra chi la politica l'ha studiata (e magari
praticata sul campo) e chi non. Democrazia diretta significa confidare che le
persone che nel 1946 hanno espresso volontà di mantenere la
Monarchia, anziché optare per la Repubblica, si siano svegliate.
Democrazia diretta significa che chi vota per il proporzionale
conosce la differenza tra questo ed un maggioritario. Sono semplici esempi ma potremmo
continuare all'infinito. Gli italiani, purtroppo, sono un popolo di capre (per
citare il sempre divertente Sgarbi), e la tendenza è
all'imbarbarimento, non certo all'innalzamento della cultura
individuale. Il compito di educare i giovani, prima spettante alla scuola, è stato soppiantato da quello di divertire, di svagare. Sempre più centralità hanno televisione (la cattiva televisione), social networks, spettacolarizzazione e banalizzazione di tutto. La cultura scritta è stata quasi completamente dimenticata dai più giovani.
Purtroppo, di fronte ad una richiesta di maggior demopotere, non corrisponde un uguale aumento di demosapere. Quindi, avanti con la democrazia, avanti con le
decisioni popolari, purché si tenga bene a mente tutto questo e si lavori per aumentare la capacità di compiere scelte
giuste per il paese, derivante soltanto dall'ampliamento della
conoscenza su quelli che sono i temi e i problemi
politici dell'Italia.
Se il Movimento5Stelle lavorasse per questo, sarei pienamente d'accordo...purtroppo non mi sembra il caso.
- Concludo con Casaleggio.
Il
personaggio in questione è conosciuto, ha la fama di essere
alla base della filosofia pentastellata ma raramente concede
interviste o rilascia dichiarazioni. Girando un pò in rete, potete
trovare la sua visione del futuro: "GAIA" e "PROMETEUS". Sono due video realizzati dalla "Casaleggio e Associati" nei quali viene prospettato un nuovo ordine mondiale, nato in seguito alla terza guerra
mondiale (con milioni di morti), che si baserà totalmente sull'uso
della rete. Chi non si adeguerà, rimarrà fuori da questa società.
Personalmente trovo agghiacciante tutto ciò. Non sono l'unico a pensarla cosi:
Philippe Daverio, per chi non lo
conoscesse è un critico d'arte e conoscitore di storia, ha
paragonato qualche giorno fa la propaganda di Casaleggio ai discorsi
fatti nella Germania del 1933...guidicate voi!!
Tornando al M5S, troverei coerente che un movimento che predica trasparenza facesse chiarezza su quelli che sono i rapporti che legano Grillo-Casaleggio-M5S.
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martedì 21 gennaio 2014
La legge elettorale Renzi-Berlusconi
Sono giorni infuocati quelli che accompagnano la discussione sulla nuova legge elettorale. Il sindaco Matteo Renzi, da poco eletto Segretario del Partito democratico, si sta impegnando per dare all'Italia, e a gli italiani, una legge elettorale più adeguata e in tempi brevi.
Qualche giorno fa Renzi si è incontrato con il Leader di Forza Italia Silvio Berlusconi nella sede del Pd per discutere le regole che, con ogni probabilità, ci porteranno nel prossimo anno al voto.
La nuova legge, frutto dell'accordo tra i due leader, è stata definita dal segretario Pd "Italicum" e prevede un premio di maggioranza da assegnare alla coalizione che raggiunge il 35% dei voti. Nell'eventualità che nessuno raggiunga questa soglia, è previsto un ballottaggio tra le due coalizione più votate. Il premio di maggioranza permette di ottenere il 53% dei seggi in Parlamento.
Oltre al premio, sono previste anche delle soglie di sbarramento, fondamentali per svincolarsi dal potere di ricatto dei piccoli partiti. Le soglie di sbarramento sono: il 5% per i partiti coalizzati, l’8% per i non coalizzati e il 12% per le coalizioni.
Infine, l'Italicum prevede che i partiti o le coalizioni possano presentare una (breve) lista bloccata di candidati, togliendo cosi la possibilità agli elettori di esprimere la propria preferenza.
Superfluo dire che la proposta di Renzi-Berlusconi ha creato scompiglio nella politica italiana, vediamo il perché:
- Innanzitutto, la soglia necessaria per ottenere il premio di maggioranza è troppo bassa. Passare dal 35% dei voti al 53% dei seggi ci pare veramente eccessivo. Su questo, credo, saranno tutti d'accordo. Spero nei prossimi giorni si lavorerà per portare tale soglia al 38-40%.
- Secondo punto di scontro sono le soglie di sbarramento, ritenute da molti (non da tutti) troppo alte e dannose per quei partiti che sono si piccoli, ma pur sempre espressione di una qualche frangia di popolazione. D'altro canto, chi ha seguito Renzi nell'esperienza fiorentina, conosce la sua visione della politica: Matteo guarda con grande ammirazione al modello americano, dove due partiti (Repubblicano e Democratico) si trovano su posizioni diverse e si danno politicamente battaglia. Non ama la politica italiana, condizionata da un gran numero di piccoli partiti e dai loro ricatti. Non so quale sia la strada giusta per la nostra politica, sta di fatto che Renzi vorrebbe portare un bipolarismo in un sistema almeno tripolare (non viene considerata la presenza del Movimento5Stelle) e non so dove questo possa portare.
- Arriviamo all'ultimo punto di discordia: le liste bloccate. Personalmente credo che la possibilità di esprimere le proprie preferenze sia un importante diritto dei cittadini italiani. Detto questo, però, in Italia anche le cose più nobili vengono girate e rigirate, diventando un'arma a doppio taglio. Nel nostro paese, purtroppo, le preferenze non sono soltanto un sacrosanto diritto, ma soprattutto un facile modo per alimentare corruzioni e clientelismi. Anche su questo tema, come sul precedente, si sono sprecate in questi giorni voci pro e contro le liste bloccate. A breve vedremo se verrà trovato un punto di incontro tra le forze in gioco.
Qualche giorno fa Renzi si è incontrato con il Leader di Forza Italia Silvio Berlusconi nella sede del Pd per discutere le regole che, con ogni probabilità, ci porteranno nel prossimo anno al voto.
La nuova legge, frutto dell'accordo tra i due leader, è stata definita dal segretario Pd "Italicum" e prevede un premio di maggioranza da assegnare alla coalizione che raggiunge il 35% dei voti. Nell'eventualità che nessuno raggiunga questa soglia, è previsto un ballottaggio tra le due coalizione più votate. Il premio di maggioranza permette di ottenere il 53% dei seggi in Parlamento.
Oltre al premio, sono previste anche delle soglie di sbarramento, fondamentali per svincolarsi dal potere di ricatto dei piccoli partiti. Le soglie di sbarramento sono: il 5% per i partiti coalizzati, l’8% per i non coalizzati e il 12% per le coalizioni.
Infine, l'Italicum prevede che i partiti o le coalizioni possano presentare una (breve) lista bloccata di candidati, togliendo cosi la possibilità agli elettori di esprimere la propria preferenza.
Superfluo dire che la proposta di Renzi-Berlusconi ha creato scompiglio nella politica italiana, vediamo il perché:
- Innanzitutto, la soglia necessaria per ottenere il premio di maggioranza è troppo bassa. Passare dal 35% dei voti al 53% dei seggi ci pare veramente eccessivo. Su questo, credo, saranno tutti d'accordo. Spero nei prossimi giorni si lavorerà per portare tale soglia al 38-40%.
- Secondo punto di scontro sono le soglie di sbarramento, ritenute da molti (non da tutti) troppo alte e dannose per quei partiti che sono si piccoli, ma pur sempre espressione di una qualche frangia di popolazione. D'altro canto, chi ha seguito Renzi nell'esperienza fiorentina, conosce la sua visione della politica: Matteo guarda con grande ammirazione al modello americano, dove due partiti (Repubblicano e Democratico) si trovano su posizioni diverse e si danno politicamente battaglia. Non ama la politica italiana, condizionata da un gran numero di piccoli partiti e dai loro ricatti. Non so quale sia la strada giusta per la nostra politica, sta di fatto che Renzi vorrebbe portare un bipolarismo in un sistema almeno tripolare (non viene considerata la presenza del Movimento5Stelle) e non so dove questo possa portare.
- Arriviamo all'ultimo punto di discordia: le liste bloccate. Personalmente credo che la possibilità di esprimere le proprie preferenze sia un importante diritto dei cittadini italiani. Detto questo, però, in Italia anche le cose più nobili vengono girate e rigirate, diventando un'arma a doppio taglio. Nel nostro paese, purtroppo, le preferenze non sono soltanto un sacrosanto diritto, ma soprattutto un facile modo per alimentare corruzioni e clientelismi. Anche su questo tema, come sul precedente, si sono sprecate in questi giorni voci pro e contro le liste bloccate. A breve vedremo se verrà trovato un punto di incontro tra le forze in gioco.
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lunedì 23 settembre 2013
Il trionfo di Angela Merkel
Il popolo tedesco ha decretato il suo verdetto: Una vittoria schiacciante per la cancelliera Merkel e il CDU che toccano il 41,5% dei voti. E' un risultato storico.
Alcune sorprese, però, arrivano dalle urne: Fdp, i liberali e storici alleati della Merkel, restano fuori dal Bundestag non riuscendo a superare lo sbarramento (5%);
L'Spd, secondo partito all'interno del parlamento, arriva al 25,7%, seguito dall'estrema sinistra di Die Linke (8,6%) e il Partito dei Verdi (8,4%).
Restano fuori dal Parlamento anche il partito euroscettico della Afd (4,7%) e il partito dei Pirati (2,2%).
La Merkel può quindi festeggiare per il grande successo: la cancelliera tedesca è stata infatti la prima ad essere rieletta in Europa in questo periodo di crisi (a differenza di quanto successo in Spagna, Francia, Italia..), forse anche grazie alle politiche che consentono alla Germania di sentire meno la crisi rispetto ad altri paesi del vecchio continente.
"Risultato formidabile" festeggia la Merkel, "adesso voglio maggioranze stabili".
Proprio attorno alla formazione del nuovo governo gravitano i dubbi: l'opzione più probabile è quella di ricorrere alla Gross Koalition tra CDU e Spd. Più difficile ma non da escludere l'alleanza tra CDU e Verdi.
Vedremo nelle prossime settimane.
Questi elezioni sono state importanti e interessanti non soltanto per i cittadini tedeschi, ma anche per quelli degli altri paesi europei. Da anni oramai la Germania traccia la linea politica ed economica dell'intero continente, dettando regole e vincoli e influenzando inevitabilmente la vita di tutti quanti vivono nell'Unione Europea. In molti speravano che la cancelliera venisse scalzata dal suo ruolo; altri invece auspicavano una sua rielezione. Non so quale delle due possibilità avrebbe fatto il bene dell'Italia e dei paesi in difficoltà, ma so per certo che quanti pensano che, dopo la rielezione, la Merkel sarà più clemente si sbagliano. La Germania continuerà a fare ciò che ha fatto negli ultimi anni, battendo sul tavolo europeo il pugno duro del suo leader.
Alcune sorprese, però, arrivano dalle urne: Fdp, i liberali e storici alleati della Merkel, restano fuori dal Bundestag non riuscendo a superare lo sbarramento (5%);
L'Spd, secondo partito all'interno del parlamento, arriva al 25,7%, seguito dall'estrema sinistra di Die Linke (8,6%) e il Partito dei Verdi (8,4%).
| Angela Merkel |
La Merkel può quindi festeggiare per il grande successo: la cancelliera tedesca è stata infatti la prima ad essere rieletta in Europa in questo periodo di crisi (a differenza di quanto successo in Spagna, Francia, Italia..), forse anche grazie alle politiche che consentono alla Germania di sentire meno la crisi rispetto ad altri paesi del vecchio continente.
"Risultato formidabile" festeggia la Merkel, "adesso voglio maggioranze stabili".
Proprio attorno alla formazione del nuovo governo gravitano i dubbi: l'opzione più probabile è quella di ricorrere alla Gross Koalition tra CDU e Spd. Più difficile ma non da escludere l'alleanza tra CDU e Verdi.
Vedremo nelle prossime settimane.
Questi elezioni sono state importanti e interessanti non soltanto per i cittadini tedeschi, ma anche per quelli degli altri paesi europei. Da anni oramai la Germania traccia la linea politica ed economica dell'intero continente, dettando regole e vincoli e influenzando inevitabilmente la vita di tutti quanti vivono nell'Unione Europea. In molti speravano che la cancelliera venisse scalzata dal suo ruolo; altri invece auspicavano una sua rielezione. Non so quale delle due possibilità avrebbe fatto il bene dell'Italia e dei paesi in difficoltà, ma so per certo che quanti pensano che, dopo la rielezione, la Merkel sarà più clemente si sbagliano. La Germania continuerà a fare ciò che ha fatto negli ultimi anni, battendo sul tavolo europeo il pugno duro del suo leader.
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Berlino, Germania
venerdì 21 giugno 2013
La rivolta brasiliana
In Brasile, mentre si sta svolgendo la Confederations Cup, si stanno susseguendo ondate di proteste e manifestazioni dei cittadini contro il governo di Dilma Rousseff, reo secondo i rivoltosi di aver speso più di quanto previsto per l'ammodernamento degli impianti sportivi in vista del Mondiale 2014.
Oltre cento città sono state investite da queste mobilitazioni popolari. Circa cinquecentomila persone sono scese in piazza per dire no alla corruzione dei partiti politici e allo scialacquamento dei soldi pubblici. Ci sono state manifestazioni a Rio de Janeiro, Brasilia, Salvador, Belem, Porto Alegre, Campinas e molte altre.
Questa protesta è la prima di consistenti dimensioni dopo quella del 1984, quando il movimento "Diretas Ja" mobilitò milioni di persone contro la dittatura militare.
I mass media locali riferiscono che la protesta sia stata innescata dall'aumento dei prezzi dei trasporti pubblici a San paolo. E questo basta per creare un tale moto di manifestazione?
Probabilmente c'è altro.
Innanzitutto, dobbiamo sottolineare il fatto che la protesta non è portata avanti solo dalle classi povere ma anche, e soprattutto, da giovani della emergente classe media, a dimostrazione che il solo rincaro dei prezzi dei trasporti non può bastare come spiegazione.
Molto probabilmente il popolo brasiliano, adesso in espansione e crescita economica, non ha dimenticato le difficoltà, i problemi, i periodi trascorsi nella povertà e nella dittatura.
Proprio questa "memoria comune" ha fatto acquisire ai cittadini un senso di responsabilità che, evidentemente, non è arrivato ai politici. I brasiliani non vogliono compromettere il benessere raggiunto con una inutile crescita, contrassegnata da investimenti colossali, indebitamento prima pubblico e poi privato.
Il paese vive in una situazione di ingabbiamento: in parte è già pronto ad affacciarsi tra i paesi del primo mondo, mentre i retaggi e le strutture rimangono da terzo mondo.
I brasiliani, forse, hanno capito che non è attraverso il tipo di investimenti portati avanti dal governo che si cresce e si insegue il benessere. Si deve investire sull'educazione, sulla cultura e sulla sanità, puntando sulla democrazia, sulla libertà e l'uguaglianza. Soltanto cosi si può pensare di raggiungere il livello di alcune grandi nazioni europee e americane.
Certe volte anche "sacrificando" la grande passione per il futebol.
Oltre cento città sono state investite da queste mobilitazioni popolari. Circa cinquecentomila persone sono scese in piazza per dire no alla corruzione dei partiti politici e allo scialacquamento dei soldi pubblici. Ci sono state manifestazioni a Rio de Janeiro, Brasilia, Salvador, Belem, Porto Alegre, Campinas e molte altre.
Questa protesta è la prima di consistenti dimensioni dopo quella del 1984, quando il movimento "Diretas Ja" mobilitò milioni di persone contro la dittatura militare.
I mass media locali riferiscono che la protesta sia stata innescata dall'aumento dei prezzi dei trasporti pubblici a San paolo. E questo basta per creare un tale moto di manifestazione?
Probabilmente c'è altro.
Innanzitutto, dobbiamo sottolineare il fatto che la protesta non è portata avanti solo dalle classi povere ma anche, e soprattutto, da giovani della emergente classe media, a dimostrazione che il solo rincaro dei prezzi dei trasporti non può bastare come spiegazione.
Molto probabilmente il popolo brasiliano, adesso in espansione e crescita economica, non ha dimenticato le difficoltà, i problemi, i periodi trascorsi nella povertà e nella dittatura.
Proprio questa "memoria comune" ha fatto acquisire ai cittadini un senso di responsabilità che, evidentemente, non è arrivato ai politici. I brasiliani non vogliono compromettere il benessere raggiunto con una inutile crescita, contrassegnata da investimenti colossali, indebitamento prima pubblico e poi privato.
Il paese vive in una situazione di ingabbiamento: in parte è già pronto ad affacciarsi tra i paesi del primo mondo, mentre i retaggi e le strutture rimangono da terzo mondo.
I brasiliani, forse, hanno capito che non è attraverso il tipo di investimenti portati avanti dal governo che si cresce e si insegue il benessere. Si deve investire sull'educazione, sulla cultura e sulla sanità, puntando sulla democrazia, sulla libertà e l'uguaglianza. Soltanto cosi si può pensare di raggiungere il livello di alcune grandi nazioni europee e americane.
Certe volte anche "sacrificando" la grande passione per il futebol.
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