Alla notizia che il 'No' aveva vinto il referendum Piazza Syntagma è esplosa in grida di gioia, bandiere al vento e grande orgoglio. Il premier Alexis Tsipras ha subito dichiarato: "Abbiamo dimostrato che la democrazia non può essere ricattata". Il primo referendum tenuto in Grecia dopo quello del 1974 ha registrato una vittoria schiacciante di quella parte di popolazione contraria agli accordi con Commissione Europea, BCE e FMI, arrivando a superare il 61% dei voti. L'entusiasmo per lo storico risultato non ha toccato soltanto popolo e premier ma anche il vulcanico ministro dell'Economia Yanis Varoufakis, il quale ha commentato così: "I greci hanno detto un coraggioso 'no' a cinque anni di ipocrisia e austerità".
Adesso si aprirà una nuova fase nelle trattative tra Grecia e Unione Europea, nella quale presumibilmente Tsipras avrà dalla sua la legittimazione popolare necessaria per non farsi schiacciare dalle richieste franco-tedesche. Proprio l'esito del referendum ha spinto Angela Merkel e François Hollande a convocare un vertice eccezionale martedì, nel quale si discuteranno le posizioni delle parti in gioco. A questo proposito, il presidente dell'Europarlamento Martin Schulz ha affermato in un video messaggio che "la proposta bocciata dal popolo greco era quella condivisa dagli altri 18 Paesi dell'UE e che adesso toccherà al governo guidato dal leader di Syriza avanzare un piano d'azione che convinca le altre nazioni". Non una passeggiata quindi quella che attende il premier ellenico, che comunque sia è stato capace di dare una grande lezione all'Europa, dimostrandoci che è possibile non piegarsi al volere di chi comanda e l'importanza che ancora oggi deve avere la Democrazia, con la necessità di dar voce al popolo in un momento in cui nel Vecchio Continente sembra esserci spazio soltanto per pareggio di bilancio, austerità e burocrazia.
Non è finita qui però la corsa della Grecia e del suo giovane premier, il quale dovrà sì tenere testa ai creditori internazionali che premono per avere "tutto e subito" ma anche dare un segnale forte a tutti, greci compresi: E' possibile rialzarsi dalla crisi, ma solo a patto che ci sia una presa di coscienza generale su quelle che sono le condizioni in cui verte il paese e, di conseguenza, si accetti di attuare le riforme necessarie.
lunedì 6 luglio 2015
Referendum Grecia: il popolo dice 'Oki'
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Ubicazione:
Atene, Grecia
lunedì 29 settembre 2014
Hong Kong e la "rivoluzione degli ombrelli"
Prosegue ad Hong Kong la protesta contro Pechino e la legge che nel 2017 permetterebbe al governo centrale di pilotare le elezioni. In migliaia sono scesi in piazza per difendere la propria autonomia e per salvaguardare la democrazia. In agosto, infatti, Pechino ha vietato elezioni democratiche ed ha imposto regole ferree sulla designazione dei candidati, scatenando cosi la reazione, pacifica, degli abitanti della cosiddetta "cassaforte del mondo".
La città conquistata dalla Gran Bretagna nel 1841 durante la Guerra dell'Oppio, e tornata cinese soltanto nel 1997, adesso subisce gli effetti di un clima teso e caotico: la borsa apre e chiude con perdite molto gravi e il dollaro locale precipita ai minimi da sei mesi.
Intanto, l'Occidente si schiera a favore dei manifestanti e contro Pechino. Da una parte c'è la "rivoluzione degli ombrelli", cosi chiamata per i parapioggia utilizzati dalla gente per proteggersi da lacrimogeni e spray urticanti, dall'altra il governo centrale, il quale chiede a Stati Uniti e UE di non interferire.
Non sono più soltanto gli studenti a scendere nelle piazze e nelle strade, con loro anche la maggioranza della società civile: generazioni profondamente diverse, legate però dalla comune indignazione.
La città di Hong Kong ricopre un ruolo strategico fondamentale, non soltanto per l'economia cinese ma per quella del mondo intero. Facile immaginare, quindi, l'importanza della posta in palio.
Adesso, all'Occidente non rimane che aspettare di capire quale delle due parti cederà per prima.
La città conquistata dalla Gran Bretagna nel 1841 durante la Guerra dell'Oppio, e tornata cinese soltanto nel 1997, adesso subisce gli effetti di un clima teso e caotico: la borsa apre e chiude con perdite molto gravi e il dollaro locale precipita ai minimi da sei mesi.
Intanto, l'Occidente si schiera a favore dei manifestanti e contro Pechino. Da una parte c'è la "rivoluzione degli ombrelli", cosi chiamata per i parapioggia utilizzati dalla gente per proteggersi da lacrimogeni e spray urticanti, dall'altra il governo centrale, il quale chiede a Stati Uniti e UE di non interferire.
Non sono più soltanto gli studenti a scendere nelle piazze e nelle strade, con loro anche la maggioranza della società civile: generazioni profondamente diverse, legate però dalla comune indignazione.
La città di Hong Kong ricopre un ruolo strategico fondamentale, non soltanto per l'economia cinese ma per quella del mondo intero. Facile immaginare, quindi, l'importanza della posta in palio.
Adesso, all'Occidente non rimane che aspettare di capire quale delle due parti cederà per prima.
martedì 27 maggio 2014
ELEZIONI EUROPEE: Trionfa Renzi !!
I sondaggi delle ultime settimane avevano illuso gli italiani che il Movimento di Beppe Grillo potesse raggiungere e superare il Partito democratico, cosi non è stato.
Nessuno, in primis Matteo Renzi, si aspettava un risultato cosi positivo, una vittoria cosi schiacciante, un sostegno elettorale cosi ampio.
Le piazze gremite di persone inneggianti il nome di Grillo, le parole rilasciate dai massimi esponenti pentastellati, la sicurezza ostentata portando avanti l'hashtag #VinciamoNoi ci hanno fatto pensare che il sorpasso fosse più che possibile. Forse proprio questo ha impedito al Movimento 5 Stelle di confermare l'ottimo risultato delle politiche 2013. Gli italiani, forse, hanno avuto paura di cosa sarebbe successo nel caso in cui Grillo-Casaleggio si fossero affermati come il primo partito. Il popolo del Bel Paese ha preferito affidarsi alle parole del giovane Presidente del Consiglio, dare fiducia a chi, dopo tanti anni di sole promesse, ha rimesso soldi nelle loro tasche (i famosi 80 euro). Le parole di speranza e di positività hanno trionfato sugli insulti, sulle urla, sulla rabbia, sul disfattismo.
Se possiamo tranquillamente affermare che Renzi è un campione nella comunicazione con la gente, altrettanto sicuri possiamo sottolineare che qualcosa nell'M5s non ha funzionato. Innanzitutto, l'errore più grande è stato quello di caricare di aspettative queste elezioni. Se Grillo si fosse limitato a prospettare una conferma del risultato dello scorso anno, tutto sarebbe stato diverso. Se non altro non si sarebbe esposto agli inevitabili sfottò del giorno dopo.
Poi, l'intervista di Grillo a Porta a Porta non credo abbia sortito l'effetto desiderato dal comico genovese. In quella chiacchierata con Bruno Vespa, Beppe ha dimostrato tutti i suoi limiti e la sua non idoneità alla politica. Si è limitato a dire che avrebbe raggiunto il 51%, senza specificare cosa ne avrebbe fatto ("Voglio il 51%, non mi interessa il dopo.."); ha affermato di voler chiudere l'Expo perché tutti mafiosi (generalizzazione non da poco) senza considerare chi sta lavorando a quel progetto, i rapporti con i paesi esteri e i guadagni che tale opera porteranno in termini di turismo e visibilità; ha dichiarato di voler bloccare la costruzione degli F-35 (in parte anche giustamente), ancora senza considerare le persone che ci stanno lavorando; e potrei continuare...
Infine, la conduzione generale della campagna elettorale, fatta sulla base dell'attacco personale, dell'insulto, della distruzione del sistema esistente, senza presentare uno straccio di proposta credibile né a livello europeo né a livello italiano.
Il motto "tutti a casa" funziona fintantoché si rappresenta un voto di protesta, lo specchio di un malcontento. Nel momento in cui si entra nelle istituzioni e si vuole ingrandire il bacino di elettori fino ad arrivare al governo, si devono mettere in campo idee e credibilità. Cose che il Movimento 5 stelle non possiede o non è riuscito a far trasparire. I 3 milioni di voti persi possono essere frutto di un anno in cui a livello amministrativo l'M5s ha combinato mezzi disastri, mentre a Roma si è limitato a fare opposizione su (quasi) tutto nonostante in Parlamento ci fossero oltre 160 pentastellati.
Adesso, in seguito alle parole di Grillo ("se non vinco lascio la politica"), vedremo se il comico è realmente diverso da quelli che lui stesso attacca ed etichetta come incoerenti. Altrimenti, agli occhi degli italiani sarà visto come tutti gli altri e il suo consenso rischia di ridursi ulteriormente.
Tornando alla strepitosa vittoria di Renzi, quello di ieri è un risultato che lo consegna ai libri di storia: mai un partito di sinistra aveva conquistato tanti elettori. Adesso, però, la strada dell'ex sindaco di Firenze è ugualmente irta e piena di ostacoli. Il suo grande consenso deriva anche dal logoramento dei suoi alleati di governo (Ncd e Sc) che perdono inevitabilmente forza e permettono di fatto la trasformazione dell'esecutivo in un monocolore Pd.
Quindi, se da un lato le elezioni hanno dato legittimazione popolare e forza a Renzi, dall'altra lo indeboliscono perché il triste e inesorabile risultato di Forza Italia rischia di mettere in dubbio l'alleanza stretta pochi mesi fa con Berlusconi sulle riforme da fare (prima su tutte quella elettorale). Vedremo quale dei due effetti avrà la meglio sull'altro.
Da segnalare l'inatteso risultato della Lega Nord: raggiunge il 6,2% e manda 5 eurodeputati a Bruxelles. Una vittoria che è figlia soprattutto del lavoro di Matteo Salvini che, costantemente presente sui media, ha portato avanti la sua idea di uscire dall'euro senza se e senza ma.
Quelli appena passati, però, non sono stati importanti solamente per il nostro paese. Anche nel resto d'Europa si è andati alle urne, registrando alcuni risultati sorprendenti. In Francia Marine Le Pen trionfa toccando il 26% e schiacciando i socialisti di Hollande al di sotto del 14%. Il partito del Presidente in carica è distaccato ben 10 punti dal Front National e potrà mandare soltanto 13 deputati nell'Europarlamento.
Nel Regno Unito dalle urne esce forse il risultato più clamoroso: vince Nigel Farage con il suo partito antieuropeista Ukip.
In Germania la cancelliera Angela Merkel vince ma perde consensi. Schultz fa balzare in avanti i socialisti.
Con l'eliminazione dello sbarramento all'ingresso del parlamento europeo, anche il partito neonazista dell'Npd (1%) avrà un rappresentante a Bruxelles.
In Grecia svetta Alexis Tsipras (europeista critico), lista che anche in Italia ha raccolto consensi.
A sorpresa in Olanda vince il partito xenofobo Pvv di Geert Wilders, contrariamente a quanto previsto dagli exit pool.
In Danimarca l'estrema destra del Danish people party fa il botto: primo partito davanti ai socialdemocratici.
In Ungheria si attestano secondi gli antisemiti di Jobbik
I separatisti di Esquerra Repubblicana si affermano come primo partito in Catalogna.
Una particolarità di queste elezioni è il fatto che ovunque vincono i partiti all'opposizione, tranne in Germania e in Italia.
La domanda che adesso dobbiamo porci è se il boom degli euroscettici porterà ad una grande coalizione tra Ppe (212 seggi su 751) e Pse (185).
Una cosa è certa: la Merkel è sola al comando dell'Europa. Con la sconfitta di Hollande in Francia e dei capi di Spagna e Inghilterra, infatti, sono venute meno le condizioni necessarie per formare un'alleanza in grado di contrastare la politica dell'austerity imposta dalla Germania. Fare sedere qualche deputato euroscettico in più in Parlamento non risolverà granché. Per salvare questa Europa sarebbe stato necessario creare un blocco di paesi abbastanza forti da poter dire la loro e andare contro Angela Merkel. Adesso rimane soltanto l'Italia di Renzi, che non dimentichiamoci è il paese più indebitato tra le grandi nazioni, e quindi impossibilitato a far cambiare rotta all'Europa. C'è da aspettarsi che il dominio tedesco continui indisturbato.
Nessuno, in primis Matteo Renzi, si aspettava un risultato cosi positivo, una vittoria cosi schiacciante, un sostegno elettorale cosi ampio.
Le piazze gremite di persone inneggianti il nome di Grillo, le parole rilasciate dai massimi esponenti pentastellati, la sicurezza ostentata portando avanti l'hashtag #VinciamoNoi ci hanno fatto pensare che il sorpasso fosse più che possibile. Forse proprio questo ha impedito al Movimento 5 Stelle di confermare l'ottimo risultato delle politiche 2013. Gli italiani, forse, hanno avuto paura di cosa sarebbe successo nel caso in cui Grillo-Casaleggio si fossero affermati come il primo partito. Il popolo del Bel Paese ha preferito affidarsi alle parole del giovane Presidente del Consiglio, dare fiducia a chi, dopo tanti anni di sole promesse, ha rimesso soldi nelle loro tasche (i famosi 80 euro). Le parole di speranza e di positività hanno trionfato sugli insulti, sulle urla, sulla rabbia, sul disfattismo.
Se possiamo tranquillamente affermare che Renzi è un campione nella comunicazione con la gente, altrettanto sicuri possiamo sottolineare che qualcosa nell'M5s non ha funzionato. Innanzitutto, l'errore più grande è stato quello di caricare di aspettative queste elezioni. Se Grillo si fosse limitato a prospettare una conferma del risultato dello scorso anno, tutto sarebbe stato diverso. Se non altro non si sarebbe esposto agli inevitabili sfottò del giorno dopo.
Poi, l'intervista di Grillo a Porta a Porta non credo abbia sortito l'effetto desiderato dal comico genovese. In quella chiacchierata con Bruno Vespa, Beppe ha dimostrato tutti i suoi limiti e la sua non idoneità alla politica. Si è limitato a dire che avrebbe raggiunto il 51%, senza specificare cosa ne avrebbe fatto ("Voglio il 51%, non mi interessa il dopo.."); ha affermato di voler chiudere l'Expo perché tutti mafiosi (generalizzazione non da poco) senza considerare chi sta lavorando a quel progetto, i rapporti con i paesi esteri e i guadagni che tale opera porteranno in termini di turismo e visibilità; ha dichiarato di voler bloccare la costruzione degli F-35 (in parte anche giustamente), ancora senza considerare le persone che ci stanno lavorando; e potrei continuare...
Infine, la conduzione generale della campagna elettorale, fatta sulla base dell'attacco personale, dell'insulto, della distruzione del sistema esistente, senza presentare uno straccio di proposta credibile né a livello europeo né a livello italiano.
Il motto "tutti a casa" funziona fintantoché si rappresenta un voto di protesta, lo specchio di un malcontento. Nel momento in cui si entra nelle istituzioni e si vuole ingrandire il bacino di elettori fino ad arrivare al governo, si devono mettere in campo idee e credibilità. Cose che il Movimento 5 stelle non possiede o non è riuscito a far trasparire. I 3 milioni di voti persi possono essere frutto di un anno in cui a livello amministrativo l'M5s ha combinato mezzi disastri, mentre a Roma si è limitato a fare opposizione su (quasi) tutto nonostante in Parlamento ci fossero oltre 160 pentastellati.
Adesso, in seguito alle parole di Grillo ("se non vinco lascio la politica"), vedremo se il comico è realmente diverso da quelli che lui stesso attacca ed etichetta come incoerenti. Altrimenti, agli occhi degli italiani sarà visto come tutti gli altri e il suo consenso rischia di ridursi ulteriormente.
Tornando alla strepitosa vittoria di Renzi, quello di ieri è un risultato che lo consegna ai libri di storia: mai un partito di sinistra aveva conquistato tanti elettori. Adesso, però, la strada dell'ex sindaco di Firenze è ugualmente irta e piena di ostacoli. Il suo grande consenso deriva anche dal logoramento dei suoi alleati di governo (Ncd e Sc) che perdono inevitabilmente forza e permettono di fatto la trasformazione dell'esecutivo in un monocolore Pd.
Quindi, se da un lato le elezioni hanno dato legittimazione popolare e forza a Renzi, dall'altra lo indeboliscono perché il triste e inesorabile risultato di Forza Italia rischia di mettere in dubbio l'alleanza stretta pochi mesi fa con Berlusconi sulle riforme da fare (prima su tutte quella elettorale). Vedremo quale dei due effetti avrà la meglio sull'altro.
Da segnalare l'inatteso risultato della Lega Nord: raggiunge il 6,2% e manda 5 eurodeputati a Bruxelles. Una vittoria che è figlia soprattutto del lavoro di Matteo Salvini che, costantemente presente sui media, ha portato avanti la sua idea di uscire dall'euro senza se e senza ma.
Quelli appena passati, però, non sono stati importanti solamente per il nostro paese. Anche nel resto d'Europa si è andati alle urne, registrando alcuni risultati sorprendenti. In Francia Marine Le Pen trionfa toccando il 26% e schiacciando i socialisti di Hollande al di sotto del 14%. Il partito del Presidente in carica è distaccato ben 10 punti dal Front National e potrà mandare soltanto 13 deputati nell'Europarlamento.
Nel Regno Unito dalle urne esce forse il risultato più clamoroso: vince Nigel Farage con il suo partito antieuropeista Ukip.
In Germania la cancelliera Angela Merkel vince ma perde consensi. Schultz fa balzare in avanti i socialisti.
Con l'eliminazione dello sbarramento all'ingresso del parlamento europeo, anche il partito neonazista dell'Npd (1%) avrà un rappresentante a Bruxelles.
In Grecia svetta Alexis Tsipras (europeista critico), lista che anche in Italia ha raccolto consensi.
A sorpresa in Olanda vince il partito xenofobo Pvv di Geert Wilders, contrariamente a quanto previsto dagli exit pool.
In Danimarca l'estrema destra del Danish people party fa il botto: primo partito davanti ai socialdemocratici.
In Ungheria si attestano secondi gli antisemiti di Jobbik
I separatisti di Esquerra Repubblicana si affermano come primo partito in Catalogna.
Una particolarità di queste elezioni è il fatto che ovunque vincono i partiti all'opposizione, tranne in Germania e in Italia.
La domanda che adesso dobbiamo porci è se il boom degli euroscettici porterà ad una grande coalizione tra Ppe (212 seggi su 751) e Pse (185).
Una cosa è certa: la Merkel è sola al comando dell'Europa. Con la sconfitta di Hollande in Francia e dei capi di Spagna e Inghilterra, infatti, sono venute meno le condizioni necessarie per formare un'alleanza in grado di contrastare la politica dell'austerity imposta dalla Germania. Fare sedere qualche deputato euroscettico in più in Parlamento non risolverà granché. Per salvare questa Europa sarebbe stato necessario creare un blocco di paesi abbastanza forti da poter dire la loro e andare contro Angela Merkel. Adesso rimane soltanto l'Italia di Renzi, che non dimentichiamoci è il paese più indebitato tra le grandi nazioni, e quindi impossibilitato a far cambiare rotta all'Europa. C'è da aspettarsi che il dominio tedesco continui indisturbato.
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lunedì 12 maggio 2014
Londra la più visitata al mondo e capitale dei ricchi
Secondo quanto riportato dall' Office for National Statistics, la capitale britannica è la città più visitata al mondo.
La speciale classifica stilata dall'istituto di analisi posiziona Londra prima di città come Parigi e New York, con 16 milioni e 800mila turisti nel 2013 che hanno portato alla città ben 13 miliardi di euro.
A raggiungere questi risultati potrebbe aver contribuito l'onda lunga delle Olimpiadi che si sono svolte nella City nel 2012. Proprio rispetto al 2012, Londra ha registrato un incremento di turisti del 14%.
Da Parigi, però, arrivano smentite. Anne Hidalgo, Sindaco della capitale francese, fa sapere che "analizzeremo le cifre, ci sembrano fantasiose".
Questa però non è l'unica buona notizia per Londra: il Sunday Times ha pubblicato una classifica che riporta la distribuzione di ultra-miliardari nelle varie città del mondo. La capitale inglese si attesta prima con ben 72 residenti la cui ricchezza personale supera il miliardo di euro. Battute quindi Mosca (48 miliardari) e anche New York (43). La Gran Bretagna può vantarsi di ospitare 104 miliardari, con un patrimonio complessivo di oltre 360 miliardi di euro.
Sul podio di questa classifica troviamo i fratelli Sri e Gopi Hinduja (14, 3 miliardi di euro), Alisher Usmanov (13 miliardi), Laksmi Mittal (12,3 miliardi).
La donna più facoltosa d'Inghilterra è, invece, la cantante e compositrice Kirsty Bertarelli, moglie di Ernesto Bertarelli re dei farmaceutici e biotech.
La speciale classifica stilata dall'istituto di analisi posiziona Londra prima di città come Parigi e New York, con 16 milioni e 800mila turisti nel 2013 che hanno portato alla città ben 13 miliardi di euro.
A raggiungere questi risultati potrebbe aver contribuito l'onda lunga delle Olimpiadi che si sono svolte nella City nel 2012. Proprio rispetto al 2012, Londra ha registrato un incremento di turisti del 14%.
Da Parigi, però, arrivano smentite. Anne Hidalgo, Sindaco della capitale francese, fa sapere che "analizzeremo le cifre, ci sembrano fantasiose".
Questa però non è l'unica buona notizia per Londra: il Sunday Times ha pubblicato una classifica che riporta la distribuzione di ultra-miliardari nelle varie città del mondo. La capitale inglese si attesta prima con ben 72 residenti la cui ricchezza personale supera il miliardo di euro. Battute quindi Mosca (48 miliardari) e anche New York (43). La Gran Bretagna può vantarsi di ospitare 104 miliardari, con un patrimonio complessivo di oltre 360 miliardi di euro.
Sul podio di questa classifica troviamo i fratelli Sri e Gopi Hinduja (14, 3 miliardi di euro), Alisher Usmanov (13 miliardi), Laksmi Mittal (12,3 miliardi).
La donna più facoltosa d'Inghilterra è, invece, la cantante e compositrice Kirsty Bertarelli, moglie di Ernesto Bertarelli re dei farmaceutici e biotech.
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lunedì 24 marzo 2014
ELEZIONI IN FRANCIA: successo Le Pen. Vince l'astensionismo
Le elezioni amministrative appena concluse in Francia hanno visto un grande exploit del Front National guidato da Marine Le Pen. Presente in solo 500 circoscrizioni, il partito anti-euro è riuscito a strappare il 7% dei voti e ad affermare i suoi candidati quasi ovunque, da Avignone a Ferbach, da Perpignan a Nimes.
Per un partito che sale c'è una sinistra in calo ovunque, persino a Parigi dove Anne Hidalgo veniva data per grande favorita ma è arrivata seconda, preceduta da Nathalie Kosciusko-Morizet dell'UMP. Domenica prossima, nella capitale francese, ci sarà quindi un ballottagio in rosa.
Il grande vincitore di queste amministrative è stato senza dubbio l'astensionismo. Quasi il 40% dei francesi, infatti, ha scelto di non andare a votare. Altro elemento questo che, assieme alla crescita del Front National, preoccupa molto in vista delle elezioni europee di maggio.
Con un occhio alla corsa all'Eliseo del 2017, si registra un grande successo di Alain Juppé (UMP), riconfermato sindaco di Bordeaux al primo turno con il 60% dei voti.
Jacques Chirac disse di lui: "Il migliore fra tutti noi".
Sarkozy è avvertito..
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| Marine Le Pen (FN) |
Per un partito che sale c'è una sinistra in calo ovunque, persino a Parigi dove Anne Hidalgo veniva data per grande favorita ma è arrivata seconda, preceduta da Nathalie Kosciusko-Morizet dell'UMP. Domenica prossima, nella capitale francese, ci sarà quindi un ballottagio in rosa.
Il grande vincitore di queste amministrative è stato senza dubbio l'astensionismo. Quasi il 40% dei francesi, infatti, ha scelto di non andare a votare. Altro elemento questo che, assieme alla crescita del Front National, preoccupa molto in vista delle elezioni europee di maggio.
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| Alain Juppé (UMP) |
Jacques Chirac disse di lui: "Il migliore fra tutti noi".
Sarkozy è avvertito..
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PRIMARIE PD A FIRENZE: Successo di Dario Nardella
Nessuna sorpresa alle primarie del Pd a Firenze. Dario Nardella vince con l'82% dei voti (circa 9.500 voti).
I due concorrenti del vicesindaco, Alessandro Lo Presti e Iacopo Ghelli, sono stati letteralmente stracciati: solo 7,4% dei voti sono andati al primo e 10,1% al secondo.
Il candidato Sindaco: "Questo è stato solo un allenamento, ora pancia a terra e al lavoro per vincere a maggio". E ancora: "trarrò beneficio dal grande rapporto che mi lega a Matteo Renzi nell'interesse di Firenze e dei Fiorentini".
Da registrare una scarsa affluenza alle urne: soltanto 11.600 fiorentini si sono recati a votare, contro i 37.500 del 2009.
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| Dario Nardella |
Il candidato Sindaco: "Questo è stato solo un allenamento, ora pancia a terra e al lavoro per vincere a maggio". E ancora: "trarrò beneficio dal grande rapporto che mi lega a Matteo Renzi nell'interesse di Firenze e dei Fiorentini".
Da registrare una scarsa affluenza alle urne: soltanto 11.600 fiorentini si sono recati a votare, contro i 37.500 del 2009.
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mercoledì 5 marzo 2014
La (grande) bellezza salverà l'Italia
Sono passati appena due giorni dalla premiazione a Los Angeles de "La grande bellezza" di Paolo Sorrentino. Ieri, milioni di italiani hanno visto il film in tv, commentandolo in modo diametralmente opposto.
Il popolo dei social networks si è nettamente diviso tra coloro i quali ritengono la pellicola di Sorrentino una schifezza e chi, invece, ne elogia la bellezza. Quest'ultimi, però, rientrano nella categoria di quelli che "salgono sul carro del vincitore". Sono i classici tipi che dicono: "ha vinto, è un grande film".
Fatico a scegliere una categoria preferita.
Se abbiamo detto che gli italiani si sono divisi, dobbiamo anche far notare che, per un altro verso, si sono uniti: la maggior parte di loro, infatti, non è riuscito a capire il senso del film. Gran parte degli spettatori ieri sera non è stato in grado di vedere e comprendere il messaggio insito nel racconto che ha come protagonista Jep (Toni Servillo).
La cosa, pensandoci a freddo, non doveva sorprendermi più di tanto.
Svegliarsi stamani, accendere il pc, e leggere i commenti più disparati (da "mi sto per addormentare" a "non capisco che senso abbia" passando per "se questo film è da Oscar, io sono..") mi ha lasciato interdetto. Forse ho troppa stima dei miei contatti facebookiani e twitteriani? forse vederlo al cinema (cosa che io ho fatto, insieme a pochi altri, evidentemente) ti fa arrivare qualcosa che invece la televisione non trasmette?
Scegliete la versione che più vi piace, a me non importa.
Quando ho visto per la prima volta il film ho avuto subito chiaro quale fosse l'intento del regista napoletano, immediatamente ho notato i contrasti, le sottolineature, il senso della pellicola. Mi sembra evidente che sia descritta una società moderna (la nostra) che non apprezza, non valorizza, non protegge quanto di bello possiede e le è stato tramandato.
"La grande bellezza" non vuole far vedere Roma in tutto il suo splendore (come molti pensano). Non vuole parlare DI Roma. Sorrentino vuole parlare A Roma, ma anche A Firenze, A Pompei ecc... vuole parlare all'Italia tutta, suonando un campanello di allarme che purtroppo, la maggior parte di noi, non è in grado di ascoltare e capire. Il film vuole scuotere l'italiano da un torpore ed una mancanza di valori e cultura che stanno portando alla rovina di tutto ciò che di bello il nostro paese possiede.
Forse è vero che per capire un qualcosa occorrono degli "occhiali culturali" in grado di incorniciare il senso, di far arrivare il messaggio. Stamani ho capito che molti nostri connazionali posseggono al massimo occhiali da sole, buoni per andarci al mare, non certo per leggere tra le righe un'opera della complessità de "La grande bellezza".
Probabilmente è troppo ambizioso pensare di poter far capire un progetto simile ad individui che, fino a due giorni fa, vedevano (solo e soltanto) Fantozzi, Boldi o film del tipo "spara tu che sparo anch'io". Il passo è veramente troppo grande.
Spesso sentiamo dire (a ragione) che la politica e i politici ci stanno rovinando. Appare quanto mai evidente (almeno ai miei occhi) che la classe politica degli ultimi anni è la giusta rappresentante di un popolo (il nostro) che è soltanto un lontano (molto lontano) parente di chi ci ha preceduto, contribuendo a fare del nostro paese un Grande Paese.
Penso a Fellini, Visconti, (Vittorio) De Sica, ai padri costituenti, e potrei continuare ancora, e mi chiedo: Cosa abbiamo in comune con loro?
Dispiace perché l'Oscar a Sorrentino, in un paese "normale", sarebbe stato una possibilità enorme di rilancio, una grande occasione per credere nel nostro paese, investire in ciò che sappiamo fare e in ciò che possediamo. Invece, ci limitiamo a sterili critiche o ipocriti elogi senza capire che il tempo passa, Pompei cade a pezzi, Roma è sommersa dai debiti, Venezia dall'acqua alta ecc... ci stiamo perdendo e lo stiamo perdendo (il nostro paese)!
Parafrasando Dostoevskij: La (grande) bellezza salverà l'Italia...se siamo in grado di capirlo.
Il popolo dei social networks si è nettamente diviso tra coloro i quali ritengono la pellicola di Sorrentino una schifezza e chi, invece, ne elogia la bellezza. Quest'ultimi, però, rientrano nella categoria di quelli che "salgono sul carro del vincitore". Sono i classici tipi che dicono: "ha vinto, è un grande film".
Fatico a scegliere una categoria preferita.
Se abbiamo detto che gli italiani si sono divisi, dobbiamo anche far notare che, per un altro verso, si sono uniti: la maggior parte di loro, infatti, non è riuscito a capire il senso del film. Gran parte degli spettatori ieri sera non è stato in grado di vedere e comprendere il messaggio insito nel racconto che ha come protagonista Jep (Toni Servillo).
La cosa, pensandoci a freddo, non doveva sorprendermi più di tanto.
Svegliarsi stamani, accendere il pc, e leggere i commenti più disparati (da "mi sto per addormentare" a "non capisco che senso abbia" passando per "se questo film è da Oscar, io sono..") mi ha lasciato interdetto. Forse ho troppa stima dei miei contatti facebookiani e twitteriani? forse vederlo al cinema (cosa che io ho fatto, insieme a pochi altri, evidentemente) ti fa arrivare qualcosa che invece la televisione non trasmette?
Scegliete la versione che più vi piace, a me non importa.
Quando ho visto per la prima volta il film ho avuto subito chiaro quale fosse l'intento del regista napoletano, immediatamente ho notato i contrasti, le sottolineature, il senso della pellicola. Mi sembra evidente che sia descritta una società moderna (la nostra) che non apprezza, non valorizza, non protegge quanto di bello possiede e le è stato tramandato.
"La grande bellezza" non vuole far vedere Roma in tutto il suo splendore (come molti pensano). Non vuole parlare DI Roma. Sorrentino vuole parlare A Roma, ma anche A Firenze, A Pompei ecc... vuole parlare all'Italia tutta, suonando un campanello di allarme che purtroppo, la maggior parte di noi, non è in grado di ascoltare e capire. Il film vuole scuotere l'italiano da un torpore ed una mancanza di valori e cultura che stanno portando alla rovina di tutto ciò che di bello il nostro paese possiede.
Forse è vero che per capire un qualcosa occorrono degli "occhiali culturali" in grado di incorniciare il senso, di far arrivare il messaggio. Stamani ho capito che molti nostri connazionali posseggono al massimo occhiali da sole, buoni per andarci al mare, non certo per leggere tra le righe un'opera della complessità de "La grande bellezza".
Probabilmente è troppo ambizioso pensare di poter far capire un progetto simile ad individui che, fino a due giorni fa, vedevano (solo e soltanto) Fantozzi, Boldi o film del tipo "spara tu che sparo anch'io". Il passo è veramente troppo grande.
Spesso sentiamo dire (a ragione) che la politica e i politici ci stanno rovinando. Appare quanto mai evidente (almeno ai miei occhi) che la classe politica degli ultimi anni è la giusta rappresentante di un popolo (il nostro) che è soltanto un lontano (molto lontano) parente di chi ci ha preceduto, contribuendo a fare del nostro paese un Grande Paese.
Penso a Fellini, Visconti, (Vittorio) De Sica, ai padri costituenti, e potrei continuare ancora, e mi chiedo: Cosa abbiamo in comune con loro?
Dispiace perché l'Oscar a Sorrentino, in un paese "normale", sarebbe stato una possibilità enorme di rilancio, una grande occasione per credere nel nostro paese, investire in ciò che sappiamo fare e in ciò che possediamo. Invece, ci limitiamo a sterili critiche o ipocriti elogi senza capire che il tempo passa, Pompei cade a pezzi, Roma è sommersa dai debiti, Venezia dall'acqua alta ecc... ci stiamo perdendo e lo stiamo perdendo (il nostro paese)!
Parafrasando Dostoevskij: La (grande) bellezza salverà l'Italia...se siamo in grado di capirlo.
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Florence, Italy
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